Ondate di calore a 40 gradi, il sistema Parmigiano Reggiano resiste: “Ma l’adattamento ha costi ingenti”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le temperature record e le ondate di calore che stanno stringendo d'assedio il nord Italia non sono più un'anomalia estiva, ma una variabile con cui l'agroalimentare deve fare i conti. A risentirne, uno dei simboli dell'eccellenza emiliana, la filiera del Parmigiano Reggiano, con termometri che sfiorano i quaranta gradi e uno stress termico che per le bovine da latte scatta già attorno ai venticinque gradi, in base all'umidità, determinando una contrazione della produzione di latte attorno al 10%, con picchi locali anche più severi.

Il sistema regge, ma il costo dell'adattamento pesa

Nonostante l'impatto immediato sulle stalle, il sistema del Parmigiano Reggiano dimostra una solida capacità di tenuta, forte di circa 4 milioni di forme prodotte all'anno e un fatturato al consumo che sfiora i 4 miliardi di euro, trainato da un export che supera il 50%.

A garantire questa stabilità, come spiega il presidente del Consorzio Nicola Bertinelli, intervengono due grandi scudi: il Piano Regolazione Offerta, che fissa un tetto di crescita annua tra il 2,5% e il 3%, consentendo di compensare le flessioni estive, e la particolare dinamica della Dop, che mette al riparo i consumatori dai rincari immediati, poiché la commercializzazione avviene dopo una lunga stagionatura e le quotazioni attuali si definiranno tra 24 mesi.

Tuttavia, è sul fronte aziendale che l'adattamento ha un costo energetico ingente, con consumi elettrici che in stalla possono raddoppiare o triplicare, imponendo una riflessione sugli investimenti per difendere la redditività degli allevatori.

La sfida del microclima e delle risorse idriche

Giovanni Buonaiuto, responsabile della Produzione primaria del Consorzio, sottolinea che lo stress da caldo non può più essere considerato un evento atipico e che un primo livello di intervento riguarda la gestione del microclima in stalla. La ventilazione andrà potenziata e integrata con soluzioni di raffrescamento evaporativo e nebulizzazione, e molte stalle avanzate, specie in pianura, utilizzano già sistemi di precisione con sensori che rilevano temperatura e umidità attivando in automatico i ventilatori.

Ma la sfida non è solo questa, perché bisognerà guardare anche altrove per studiare schermature che riducano l'irraggiamento e diventare più autonomi sul fronte idrico, considerando che una bovina beve fino a 200 litri d'acqua al giorno e che serviranno sistemi di stoccaggio adeguati per affrontare i periodi di siccità sempre più frequenti.

Foraggi e collina: le variabili del futuro

Le ondate di calore precoci hanno messo alla prova i tagli e le colture tradizionali come il mais, spingendo a cercare alternative. Per questo, insieme all'Università di Bologna e ad altri enti, il Consorzio segue il progetto europeo Image Life, volto a studiare colture più resistenti alla siccità, come il sorgo, per sostenere l'economia e l'autonomia del territorio.

Quanto alla possibilità di uno spostamento della produzione verso le aree collinari e montane, non sembra essere questa la tendenza: le zone collinari, pur beneficiando di microclimi più miti, non sono immuni e dovranno anch'esse investire, perché la variabile decisiva non sarà la geografia, ma la capacità delle singole aziende di adattarsi attraverso tecnologie di monitoraggio e raffrescamento.

La testimonianza di chi vive la stalla

Lucia Cavazzuti, allevatrice della società agricola Cavazzuti Emilio e Figli di Carpi, racconta come la sua azienda, partita dalla piccola stalla legata nella casa colonica, abbia realizzato 45 anni fa una stalla con le vacche legate per poi passare, nel 2013, a un nuovo allevamento moderno con stabulazione libera.

La sua esperienza diretta conferma come il cambiamento climatico sia una sfida quotidiana che si aggiunge alla gestione complessa di un allevamento, dove la vita e la biologia degli animali sono strettamente legate ai ritmi produttivi e alla necessità di adattare le strutture e le pratiche per garantire il benessere animale e la qualità del latte, in un contesto in cui l'incertezza climatica richiede investimenti continui e una capacità di innovazione sempre più spinta.

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