Parmigiano Reggiano, fatturato record nel 2024: 3,2 miliardi con export in crescita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Parmigiano Reggiano conferma la sua forza in un mercato globale sempre più competitivo, chiudendo il 2024 con un giro d’affari da 3,2 miliardi di euro, il massimo storico per il "Re dei formaggi". I dati, diffusi oggi dal Consorzio, mostrano un incremento del 4,9% rispetto ai 3,05 miliardi del 2023, trainato sia dalla domanda interna, cresciuta del 5,2%, sia dalle esportazioni, che hanno segnato un balzo del 13,7%. Un risultato che, nonostante le tensioni geopolitiche e il rischio di barriere commerciali, dimostra la resilienza di un prodotto simbolo del made in Italy.

Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio, ha sottolineato l’importanza di puntare ancora di più sui mercati esteri, definendoli "cruciali per il futuro del comparto". Tra i Paesi che hanno mostrato performance particolarmente vivaci spiccano gli Stati Uniti, primo importatore, e il Canada, dove nei primi tre mesi del 2025 le vendite sono aumentate dell’87%. "C’è una domanda in crescita, anche a discapito del parmesan americano", ha osservato Bertinelli, lasciando intendere che la battaglia contro le imitazioni potrebbe aver prodotto effetti tangibili.

L’ottimismo è stato ribadito anche in occasione dell’incontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump, evento che Bertinelli ha commentato auspicando "un percorso concreto" tra Ue e Usa, "blocchi economici complementari". Sebbene non abbia entrato nel merito delle possibili trattative, il riferimento alle relazioni transatlantiche sembra indicare una strategia volta a consolidare la presenza del Parmigiano Reggiano oltreoceano, dove le contraffazioni restano una minaccia.

Sul fronte produttivo, le vendite totali a volume sono aumentate del 9,2%, segnale che la capacità di penetrazione del prodotto non si limita al solo fattore prezzo. Il successo all’estero, tuttavia, non ha frenato la domanda italiana, dove il consumo pro capite rimane tra i più alti al mondo. Un equilibrio che il Consorzio intende preservare, senza trascurare né il mercato interno né le opportunità offerte dai Paesi emergenti.

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