La base Maga si sfalda, i fedelissimi scaricano Trump: “È finita”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il fronte un tempo granitico che sostiene Donald Trump, quello dei fedelissimi del movimento “Make America Great Again”, sta mostrando crepe profonde e forse irreparabili. Negli Stati Uniti, a oltre un anno dall’insediamento del secondo mandato, non sono solo i sondaggi generali a preoccupare lo staff della Casa Bianca, quanto piuttosto il rumore sordo di una ribellione che arriva dall’interno. Alcuni tra i più influenti volti dell’universo conservatore, da anni vicini al tycoon – potremmo citare podcaster di culto e opinionisti seguitissimi – stanno infatti prendendo le distanze in modo esplicito. Costoro non si limitano a criticare una singola policy, ma mettono direttamente in discussione la sua tenuta mentale e la coerenza politica, arrivando a bollare l’era trumpiana come politicamente esaurita.

Il peso del conflitto iraniano e il tradimento della promessa “America First”

A innescare questa defezione massiccia non è stato un singolo evento, bensì l’accumularsi di scelte giudicate errate, a partire dalla gestione del conflitto in Iran. L’operazione militare, lungi dall’essere vista come un atto di forza, è percepita da una larga fetta della base proprio come il tradimento più grave: quello delle promesse isolationiste. Per molti elettori Maga, la dottrina “America First” era un’obiezione categorica alle “guerre eterne” in Medio Oriente, un retaggio delle amministrazioni Bush che Trump stesso aveva promesso di seppellire. Invece, l’escalation con Teheran ha riportato in primo piano il caro benzina e la paura di un nuovo pantano bellico, allontanando l’amministrazione dai veri problemi interni come l’inflazione e il costo della vita. Non sorprende, quindi, che le rilevazioni più recenti attribuiscano proprio a questa scelta il crollo di consensi tra i repubblicani non allineati, mentre persino gli ispanici – pilastro della vittoria schiacciante del 2024 – mostrano da settimane un’erosione importante del loro appoggio.

Sondaggi in caduta libera e un confronto impietoso con il passato

Se i sondaggi vanno presi con le pinze – come dolorosamente hanno imparato Hillary Clinton e Kamala Harris, alle quali era stato detto che Trump era finito – la mole dei dati disponibili ad aprile 2026 è difficile da ignorare. L’indice di gradimento del presidente è crollato mediamente di 17 punti, toccando punte inferiori al 36% secondo alcune medie nazionali, un dato che molti analisti definiscono “peggio di Biden dopo quell’ultimo disastroso dibattito elettorale del 2024”. La disapprovazione, ormai stabilmente sopra il 60% in diverse rilevazioni, riguarda sia la gestione dell’economia – dove Trump registra il minimo storico nei due mandati – sia la politica estera. Ma il vero segnale d’allarme arriva da chi lo ha votato: secondo dati YouGov e l’Università del Massachusetts Amherst, circa il 16% dei suoi elettori ammette che, potendo tornare indietro, non lo rivoterebbe. Un dato, quest’ultimo, che fotografa un pentimento diffuso anche tra i giovani e la classe operaia bianca.

La sconfitta politica dentro casa: il seggio di Mar-a-Lago passa ai democratici

Oltre ai numeri astratti, ci sono fatti concreti che testimoniano la frattura. La recente elezione speciale in Florida per il seggio che rappresenta il distretto 87 – quello che include Mar-a-Lago, la residenza privata del presidente – ha consegnato una vittoria storica alla democratica Emily Gregory. In un collegio che Trump aveva vinto con dieci punti di scarto nel 2024, il candidato repubblicano Jon Maples è stato battuto. Questo risultato, seppur simbolico, assume i contorni di una débâcle personale per il tycoon, poiché dimostra che il malcontento è palpabile perfino nel suo “cortile di casa”. La campagna della Gregory, incentrata sul caro vita e sul rifiuto delle guerre lontane, ha raccolto voti anche tra gli elettori tradizionalmente fedeli, un segnale inequivocabile che la frattura nella galassia Maga è ormai una realtà strutturale e non più solo un’ipotesi da addetti ai lavori.

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