La F1 si inchina a Kimi Antonelli, record di precocità che nessuno aveva ancora notato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Se all’anagrafe ti chiami Kimi, nel Motorsport – che di coincidenze ne vive e talvolta ne inventa – è lecito aspettarsi qualcosa di speciale. E quando dietro quel nome, peraltro ancora in età da licenza elementare per la guida su strada, si mettono un manager come Toto Wolff e un costruttore come Mercedes, l’attesa si trasforma presto in una promessa dai contorni precisi. Il bolognese, però, non si è limitato a coltivare speranze: si è catapultato nel circus della Formula 1 con una determinazione tale da scalare posizioni che sembravano blindate. Già nei primi test, i tecnici della Stella a tre punta avevano rilevato una velocità pura – quella che non si insegna – assolutamente paragonabile, se non superiore, a quella dei piloti titolari. Nessuno, insomma, lo ha preso per figlio d’arte o per meteora mediatica.

Una rimonta da leader e il secondo acuto consecutivo

La vittoria nel Gran Premio del Giappone, arrivata due settimane dopo quella in Cina, ha consegnato ad Antonelli la testa del mondiale. Partito dalla pole position, ha gestito una gara complicata con una maturità sorprendente per un diciannovenne: un errore alla partenza, con una frizione rilasciata in modo terribile, lo aveva messo subito in difficoltà, ma lui ha ricucito lo strappo con sorpassi chirurgici, senza mai perdere la lucidità. Sul podio, con lui, sono saliti Oscar Piastri (McLaren) e Charles Leclerc (Ferrari), mentre l’altro ferrarista ha accusato un passo indietro rispetto ai compagni di cordata. La classifica ora parla chiaro: Antonelli guida con 19 anni, 7 mesi e 4 giorni, un record di precocità che riscrive la storia della categoria.

Il record silenzioso e i conti in casa Mercedes

Quello che molti hanno trascurato, in mezzo all’entusiasmo per il secondo successo consecutivo, è proprio il dato anagrafico: nessun pilota, prima di lui, era mai salito in vetta al mondiale a un’età così bassa. Un primario che Wolff, tra una battuta e l’altra – «mi toccherà rimandarlo a scuola guida per esercitarsi» – ha sottolineato con evidente orgoglio. Ma non tutto è roseo nella scuderia anglo-tedesca: il “lamentoso” Russell, come qualcuno lo ha definito, rischia di diventare un problema di gestione interna, mentre Suzuka ha mostrato i primi segnali di riscossa della McLaren, campione del mondo in carica. La Mercedes, insomma, va forte, ma non può permettersi distrazioni.

Fondo di griglia e quella Fia chiamata a correggere il tiro

Non si può parlare del Giappone senza menzionare l’incidente – evitabile, secondo molti osservatori – che ha coinvolto Bearman mentre cercava di superare Colapinto, rimasto a corto di energia. Un crash che ha riacceso le critiche verso la Federazione, rea di non avere ancora introdotto correttivi efficaci per situazioni del genere. La Fia, in un comunicato ufficiale, ha promesso colloqui con i team: parole che, in attesa dei fatti, hanno lasciato il tempo che trovano. Per il momento, l’attenzione resta tutta su Antonelli, capace di tenere i nervi saldi quando il caos intorno a lui sembrava pronto a travolgerlo. Freddo nel passo, implacabile nella rimonta, ha trasformato una partenza sbagliata in una lezione di resilienza.

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