Addio al caccia europeo di sesta generazione, fallito il progetto Fcas tra Francia e Germania
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Redazione Esteri
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L’ambizioso sogno di un caccia europeo comune di sesta generazione – che avrebbe dovuto rappresentare il fiore all’occhiello della cooperazione militare continentale – si è ufficialmente infranto l’8 giugno 2026. È stato dichiarato concluso il programma FCAS (Future Combat Air System), il progetto che vedeva coinvolte Francia, Germania e Spagna, nato nel 2017 con l’obiettivo di sostituire entro il 2040 i Rafale francesi e gli Eurofighter tedeschi e spagnoli.
La notizia, confermata da fonti diplomatiche a Parigi e Berlino dopo giorni di indiscrezioni riportate dalle agenzie internazionali, sancisce il fallimento di una delle iniziative più ambiziose per la sovranità tecnologica del Vecchio Continente, un’iniziativa del valore di circa 100 miliardi di euro.
Le ragioni di una rottura annunciata
Alla base del naufragio, che è stato ufficializzato al termine di un vertice tenutosi in Montenegro tra il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, non ci sono soltanto divergenze politiche, ma una sostanziale incompatibilità industriale e operativa.
Da un lato, la francese Dassault Aviation rivendicava un ruolo guida nella progettazione, forte della sua esperienza nel settore; dall’altro, il colosso Airbus (che rappresenta gli interessi tedeschi e spagnoli) non intendeva accettare una posizione subalterna, come invece emerge dalle ricostruzioni della stampa economica tedesca.
A queste lotte interne per il controllo, si sono aggiunte divergenze insormontabili sulle caratteristiche tecniche del velivolo: Parigi necessita di un aereo capace di trasportare ordigni nucleari (requisito legato alla sua forza di dissuasione atomica) e di operare su portaerei, mentre Berlino – che non possiede né l’una né le altre – considera queste specifiche un peso inutile e costoso, spostando l’attenzione su esigenze più convenzionali di difesa aerea.
L'immediata reazione tedesca: Berlino guarda a una soluzione nazionale
Il fallimento del progetto, ironicamente, rischia di fare da catalizzatore per una iniziativa ancora più frammentata. Anziché gettare la spugna, Berlino sembra aver già imboccato una strada autonoma.
Otto aziende capitanate da Airbus Defence and Space, tra cui colossi come Hensoldt, MTU Aero Engines e MBDA, hanno proposto al cancelliere Merz e al ministro della Difesa Boris Pistorius lo sviluppo di un’alternativa completamente tedesca, una sorta di "piano B" che passa attraverso la creazione di un’alleanza industriale dominata dalle imprese locali, temporaneamente ribattezzata "Team Gen 6".
Pistorius, manifestando il suo "dispiacere" per la rottura con Parigi, ha comunque confermato l’esistenza di questa proposta, senza però precludersi altre vie, come la possibilità di aderire al progetto GCAP (Global Combat Air Program) che vede unite Regno Unito, Italia e Giappone, oppure di collaborare con la svedese Saab.
Un futuro a due velocità per la difesa europea
Mentre la Germania valuta queste opzioni, la Francia si trova (secondo le prime indiscrezioni) nella posizione di dover procedere in solitaria. Dassault, forte delle sue capacità industriali, potrebbe sviluppare un caccia nazionale, replicando lo scenario già visto negli anni Ottanta quando Parigi abbandonò il consorzio Eurofighter per realizzare il Rafale.
Il tentativo di salvare almeno una parte della collaborazione, spostando l’asse sulla cosiddetta "Combat Cloud" (la nuvola di combattimento che collega sensori, droni e aerei) sembra più una foglia di fico diplomatica che una reale continuità industriale.
La fine del programma franco-tedesco rappresenta quindi una battuta d’arresto pesantissima per l’autonomia strategica europea, dimostrando come, di fronte a interessi nazionali divergenti e rivalità campanilistiche tra i grandi gruppi dell’aerospazio, l’Unione faccia ancora fatica a parlare con una voce unica nel campo della difesa ad alta tecnologia.




