Sul Picco Pobeda, sospese le ricerche di Luca Sinigaglia e Natalia Nagovitsyna
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Redazione Esteri
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Le operazioni di soccorso per ritrovare la salma dell’alpinista milanese Luca Sinigaglia e per raggiungere l’escursionista russa Natalia Nagovitsyna, bloccata da giorni sulla montagna, sono state interrotte a tempo indeterminato. Le autorità del Kirghizistan, confermando la decisione presa sabato, hanno attribuito la sospensione al violento peggioramento delle condizioni meteorologiche, che rende impossibile e troppo pericoloso qualsiasi ulteriore tentativo di avvicinamento alla vetta del Picco Pobeda, la cui altezza tocca i 7.439 metri.
Sinigaglia, cinquantenne esperto scalatore, ha perso la vita lo scorso 15 agosto nel corso di un’eroica quanto disperata missione di salvataggio verso l’amica Nagovitsyna. La donna, infatti, durante la discesa dalla cima si era fratturata una gamba, rimanendo intrappolata a un’altitudine di circa 7.200 metri. L’uomo, nel tentativo di portarle aiuto, sarebbe poi deceduto per cause in corso di accertamento, ma legate alle estreme condizioni dell’ambiente.
Da allora, Natalia Nagovitsyna risulta bloccata in una tenda a quota 7.150, dove si era rifugiata undici giorni fa, in attesa dei soccorsi che non sono mai riusciti a raggiungerla a causa di una persistente e avversa sequenza di tempeste di vento e neve. Sebbene non vi sia stata un’ufficiale dichiarazione di cessazione delle attività da parte delle squadre di emergenza, un portavoce del ministero ha espresso il parere unanime degli esperti: considerando il tempo trascorso, la gravità delle ferite riportate e le temperature polari, per la alpinista russa non vi sarebbe ormai più alcuna speranza di sopravvivenza.




