Niente recupero per Luca Sinigaglia, il corpo rimane sul Pobeda Peak

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo del Kirghizistan ha revocato, senza preavviso e in piena notte, l’autorizzazione che consentiva a una squadra di soccorritori italiani di recuperare la salma di Luca Sinigaglia, l’alpinista di Melzo deceduto lo scorso 15 agosto sul Pobeda Peak. La vetta, che con i suoi 7.439 metri segna il confine con la Cina, custodirà per sempre il corpo del 49enne, morto nel nobile tentativo di portare aiuto all’amica e collega russa Natalia Nagovitsyna, a sua volta bloccata in quota e in seguito dichiarata deceduta dalle autorità locali.

Agostino Da Polenza, alpinista di fama e organizzatore di spedizioni che ha seguito da vicino la vicenda, ha confermato all’Ansa l’amara e improvvisa svolta. «Ho notizie che la missione è annullata», ha dichiarato Da Polenza, sottolineando come il team italiano fosse già operativo e prossimo alla partenza. «Gli italiani erano pronti al volo e si erano spostati verso il campo base», ha proseguito, «e poi l’autorizzazione è stata rievocata senza alcuna spiegazione».

La decisione delle autorità kirghise appare legata a doppio filo con la dichiarazione di morte della alpinista russa, che di fatto eliminerebbe, dal loro punto di vista, la necessità stessa di un’operazione di soccorso internazionale. Una logica burocratica e amministrativa che non tiene conto del valore umanitario del gesto e che ignora completamente le speranze della famiglia Sinigaglia di poter dare una degna sepoltura al proprio congiunto.

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