L’omaggio di Mosca a Luca Sinigaglia e il racconto del pilota: i soccorsi vietati dal Kirghizistan
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Redazione Esteri
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Marco Sottile, il pilota valdostano alla guida della squadra di soccorso italiana inviata in Kirghizistan, ha dichiarato, senza mezzi termini, che il recupero di Luca Sinigaglia e Natalia Nagovitsyna sarebbe stato possibile. Il 53enne di La Salle, che operava assieme all’altro elicotterista Manuel Munari e alla guida alpina Michele Cucchi, ha indicato nel diniego delle autorità locali la causa del tragico epilogo. Il governo del Kirghizistan, infatti, avrebbe espressamente vietato l’intervento dei soccorritori, lasciando i due alpinisti in balia di una montagna che, a quelle quote, non perdona.
L’alpinista trentino, che aveva tentato fino all’ultimo di portare in salvo la collega russa, ferita e bloccata in una tenda a settemila metri sul Pik Pobeda, ha perso la vita il 15 agosto scorso. Il suo corpo, così come quello della Nagovitsyna, non verrà mai recuperato, un destino segnato non solo dalla impervia geografia ma da una decisione politica le cui motivazioni restano, al momento, oggetto di approfondite inchieste giornalistiche.
In un gesto che travalica le tensioni diplomatiche internazionali, il Cremlino ha voluto rendere pubblico omaggio al sacrificio di Sinigaglia. Maria Zakhkarova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha affermato che il suo estremo atto di eroismo «ha mostrato le vere qualità e i valori del popolo italiano». Un riconoscimento ufficiale che giunge direttamente da Mosca e che onora la memoria di un uomo morto nel disperato tentativo di salvare una vita, quella di un’alpinista russa.




