Mosca rende omaggio all’alpinista Luca Sinigaglia e al suo estremo gesto
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Redazione Interno
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Il Cremlino, attraverso la voce della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha reso omaggio alla figura di Luca Sinigaglia, l’alpinista italiano di 47 anni che ha perso la vita lo scorso 15 agosto sul Peak Pobeda, in Kirghizistan, nel tentativo di portare soccorso a un’alpinista russa. Zakharova, in dichiarazioni riportate dall’agenzia Tass, ha definito il suo sacrificio come una dimostrazione delle «vere qualità e i valori del popolo italiano», in un inusuale riconoscimento che segna una pausa nel tipico registro diplomatico.
I fatti risalgono a una data già segnata dalla tragedia, quando Natalia Nagovitsyna, collega alpinista di Sinigaglia, riportò la frattura di una gamba mentre si trovava a quota settemila metri, in una delle aree più impervie della montagna. L’uomo, consapevole dei rischi estremi che comportava un’operazione di salvataggio in condizioni simili, tentò ugualmente di raggiungerla, un gesto che gli è costato la vita senza che purtroppo, come è noto, ciò potesse cambiare le sorti della donna, anch’essa deceduta.
Le autorità del Kirghizistan, la cui giurisdizione ricade sul massiccio montuoso, hanno successivamente preso la decisione di non recuperare i corpi, a causa delle proibitive condizioni ambientali che rendono l’impresa praticamente impossibile e di enorme pericolo per eventuali squadre di soccorso. Una scelta, questa, che di fatto sancisce la montagna come ultima dimora per entrambi gli alpinisti.




