Recupero della salma di Luca Sinigaglia, la Farnesina segue le operazioni in Kirghizistan

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le operazioni per il recupero della salma di Luca Sinigaglia, l’alpinista milanese deceduto lo scorso 15 agosto durante un’ardua missione di soccorso sul Pik Pobeda, al confine tra Kirghizistan e Cina, sono entrate in una fase cruciale sotto l’attento coordinamento dell’Ambasciata d’Italia ad Astana. La diplomazia italiana, mantenendo un costante canale di comunicazione con le autorità locali e con la famiglia, sta seguendo l’intera vicenda con la massima priorità, sebbene le condizioni estreme dell’ambiente – a quote che superano i settemila metri – rendano il tutto estremamente complesso.

La tragedia si è consumata quando Sinigaglia, esperto scalatore di cinquant’anni, ha tentato un disperato salvataggio per soccorrere l’alpinista russa Natalia Nagovitsyna, la quale, a causa di una frattura a una gamba, era rimasta bloccata in discesa a un’altitudine di 7200 metri già dal 12 agosto. Nel generoso tentativo di portarle aiuto, l’uomo è purtroppo deceduto a sua volta, stroncato – secondo quanto appreso – da un edema polmonare, una complicazione frequente e letale in quelle condizioni proibitive.

Le ricerche della donna, delle quali da giorni non si hanno più notizie che ne confermino le condizioni, sono state ormai sospese dalle autorità competenti, come riportato da fonti russe; ciò lascia presupporre, purtroppo, che non vi siano più speranze di ritrovarla in vita. I loro corpi, pertanto, resteranno per il momento sulla montagna, un destino che accomuna molti che hanno perso la vita in vette così implacabili.

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