Massimo Cacciari e il fronte della disinformazione: il 90% dei media italiani "in guerra"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il filosofo Massimo Cacciari, ospite di "Battitori Liberi" su Radio Cusano Campus, ha lanciato un'accusa gravissima contro il sistema dell'informazione nazionale, affermando che "il 90% dei media italiani è entrato in guerra" tra Russia e Ucraina, contribuendo attivamente alla diffusione di fake news. "La guerra si fa anche con la disinformazione sistematica", ha dichiarato Cacciari, il quale, senza mezzi termini, ha aggiunto che molti organi di stampa e media avrebbero scelto di scendere in campo, puntando il nemico e diffondendo notizie false con il preciso obiettivo di danneggiarlo. Una posizione, la sua, che solleva interrogativi profondi sul ruolo del giornalismo in un contesto di conflitto, quando l'obiettività, spesso invocata come principio cardine, sembra venir meno dinanzi alla logica delle parti.

Il contesto internazionale: negoziati in stallo e la nuova dottrina Trump

Le dichiarazioni di Cacciari giungono in un momento di estrema complessità sul piano geopolitico, mentre i negoziati per una pace appaiono totalmente inceppati. Dopo un incontro di cinque ore al Cremlino, l'inviato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff, è infatti tornato a Washington senza aver superato le posizioni russe, che hanno eretto un muro su tre punti cruciali: il ritiro ucraino dall'intero Donbass, il mantenimento di un'Ucraina militarmente debole nonostante le richieste di garanzie di sicurezza da parte di Kiev, e il riconoscimento occidentale delle annessioni territoriali volute dalla Russia. Un quadro che, come riporta "il manifesto" nella sua edizione del 7 dicembre, vede l'Unione Europea come l'unico vero asset rimasto a sostegno di Kiev, sebbene si tratti di un'Europa "tramortita" dalla nuova dottrina estera di Trump, la quale ridisegna completamente gli equilibri atlantici.

La spirale del riarmo e la domanda sulla consultazione popolare

Proprio in questo scenario di stallo diplomatico e di riposizionamento delle alleanze, che vede per alcuni, come la premier estone Kaja Kallas, gli Stati Uniti rimanere "il più grande alleato", il riarmo prosegue a ritmo serrato. All'Italia, per fare un esempio, sono destinati cento nuovi missili americani, un dettaglio che sottolinea come la preparazione militare continui ad avanzare nonostante le incognite politiche. Ed è qui che Cacciari rivolge una domanda diretta alla premier Giorgia Meloni, chiedendosi apertamente "perché non consulta i cittadini sul riarmo?", sollevando il tema, non secondario, del coinvolgimento della popolazione in scelte di tale portata, che impegnano il paese su un sentiero le cui conseguenze sono di lungo periodo e che paiono presupporre una conflittualità ormai data per scontata.

Lo stato d'animo in Russia: una popolazione stanca ma senza illusioni

Oltre le dichiarazioni e le mosse diplomatiche, resta lo stato d'animo delle popolazioni direttamente coinvolte. Dalla Russia, in quella che viene descritta come la "desolante cupezza" dell'inverno, giunge l'immagine di una nazione triste e stanca di guerra, che si appresta a vivere il quarto Capodanno dall'inizio delle ostilità. Una festa, quella del Nuovo Anno, sentita come il principale momento di afflato familiare, che quest'anno sarà attraversata dal peso di un conflitto che molti preferiscono non vedere, seguendo senza particolari illusioni trattative che appaiono complicate e lontane dalla risoluzione. Un quadro umano che spesso rischia di scomparire dietro le analisi strategiche e le accuse di disinformazione, ma che rappresenta la controparte reale di ogni decisione presa ai vertici.

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