Massimo Cacciari: «Mettere fuorilegge l’Afd è un colpo alla democrazia»
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Redazione Esteri
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L’ipotesi di mettere al bando Alternative für Deutschland (AfD), dopo che i servizi segreti tedeschi l’hanno classificata come formazione «estremista accertata», ha diviso la Germania e sollevato critiche oltreconfine. Tra queste, quella di Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia, che definisce l’operazione «un’autogol per la democrazia».
«Un partito che supera il 20% dei consensi non si combatte con l’ostracismo giudiziario», osserva Cacciari, sottolineando come l’eventuale revoca dei contributi pubblici o l’interdizione legale rappresentino «una follia». Se da un lato, ammette, è evidente l’isolamento mediatico dell’AfD – con i grandi gruppi editoriali e le piattaforme digitali che ne limitano la visibilità –, dall’altro una messa fuori legge formale sarebbe «un salto nel vuoto istituzionale».
La questione, del resto, non è puramente teorica. L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, infatti, ha già avviato un monitoraggio capillare sul partito, aprendo la strada a possibili sanzioni. Ma il percorso verso un divieto definitivo, come ricordano gli esperti, è irto di ostacoli: richiederebbe il via libera della Corte costituzionale, che difficilmente agirebbe senza prove schiaccianti di attività anticostituzionali.
Intanto, il dibattito politico infiamma Berlino. Da Annalena Baerbock (Verdi) a Marco Wanderwitz (CDU), molti sostengono che «una democrazia matura ha il dovere di difendersi dai suoi nemici». Ma c’è chi, come l’ex magistrato Luciano Violante, invita alla cautela: «L’estremismo si combatte con la politica, non con i tribunali». Una posizione che sembra echeggiare quella di Cacciari, secondo cui stigmatizzare l’avversario rischia di radicalizzarne il consenso, anziché isolarlo.




