"Bando dell’AfD sarebbe un suicidio per la democrazia": l’avvertimento del politologo Merkel

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La decisione del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV) di classificare l’Alternative für Deutschland (AfD) come formazione «comprovatamente estremista» ha riacceso il dibattito sulla legittimità di un eventuale scioglimento del partito, che oggi supera il 20% dei consensi in alcuni Länder. Wolfgang Merkel, politologo di fama, intervistato dalla Berliner Zeitung, ha definito l’ipotesi di un bando «un errore gravissimo», paragonandolo a una «cartellizzazione del sistema partitico» che minerebbe alle fondamenta la democrazia tedesca. «Escludere una forza politica così radicata», ha osservato, «significherebbe negare il pluralismo, spingendo elettori e militanti verso derive ancora più radicali».

Sulla stessa linea Massimo Cacciari, che dalle colonne de Il Fatto Quotidiano ha criticato le sinistre europee per l’entusiasmo con cui hanno accolto la mossa dei servizi segreti tedeschi. «È folle pensare di escludere dai finanziamenti pubblici un partito che rappresenta un quinto dell’elettorato», ha scritto il filosofo, sottolineando come simili misure rischino di alimentare la narrativa vittimista dell’estrema destra. Cacciari ha poi allargato il discorso alla crisi sistemica delle democrazie occidentali, dove l’ascesa dei sovranisti – favorita dal vuoto programmatico delle sinistre – sta portando a una progressiva erosione degli equilibri liberali. «Quando i partiti tradizionali non offrono risposte», ha aggiunto, «la democrazia finisce per spararsi nei piedi».

Intanto, l’AfD ha annunciato un ricorso legale contro il BfV per contestare l’etichetta di «estremisti», mentre un sondaggio della Bild rivela che quasi metà dei tedeschi sostiene lo scioglimento del partito. La procedura, però, è tutt’altro che semplice: richiederebbe una sentenza della Corte costituzionale, che dovrebbe dimostrare come l’AfD minacci attivamente l’ordine democratico. Un percorso lungo, che rischia di trasformarsi in un boomerang politico.

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