Cacciari e il dilemma della sinistra: "Grida contro le destre, ma non agisce"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Massimo Cacciari, filosofo ed ex esponente della sinistra, non usa mezzi termini per criticare l’immobilismo del suo stesso schieramento. «Se la democrazia in Germania si ritiene così debole da non poter vincere le idee dell’AfD, siamo freschi», afferma, sottolineando come i regimi democratici occidentali, anziché riformarsi, abbiano mostrato un "radicale indebolimento" negli ultimi decenni. La sua analisi, spietata, punta il dito contro l’ipocrisia di chi denuncia i pericoli delle destre senza però offrire alternative credibili.

La questione tedesca, del resto, è emblematica. L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV) ha classificato l’Alternative für Deutschland come partito estremista, scatenando un dibattito sui limiti della tolleranza democratica. La decisione, annunciata dall’ex ministra dell’Interno Nancy Faeser a ridosso del cambio di governo, ha sollevato interrogativi non solo sull’AfD, ma anche sui metodi utilizzati per contrastarla. Se da un lato il partito, secondo nei sondaggi e principale forza d’opposizione, è accusato di minacciare la democrazia, dall’altro c’è chi vede in questa mossa un pericoloso precedente liberticida.

L’AfD, intanto, ha reagito citando in giudizio il BfV, rivendicando il diritto a essere considerato un attore legittimo nel panorama politico. Una mossa che Goffredo Buccini, commentando il caso, ha definito «l’emblema del paradosso di Popper»: gli intolleranti, cioè, sfruttano le garanzie democratiche per minarle dall’interno. Esperienze analoghe, come quelle di Nigel Farage nel Regno Unito o del Rassemblement national in Francia, dimostrano come i movimenti sovranisti abbiano imparato a usare gli strumenti della democrazia per stravolgerne le regole.

La situazione tedesca, però, presenta un ulteriore livello di complessità. La possibile messa al bando dell’AfD, se da un lato potrebbe arginare una forza considerata pericolosa, dall’altro rischia di alimentare il vittimismo dei suoi sostenitori, rafforzandone il consenso. Senza contare che la mossa del BfV arriva in un momento delicato, con il partito già sotto i riflettori per le indagini su alcuni suoi esponenti, tra cui la co-leader Alice Weidel, il cui futuro politico appare sempre più incerto.

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