Cacciari: "La sinistra non c’entra con il 25 aprile", e la destra cerca la "sobrietà"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Massimo Cacciari non usa mezzi termini quando si tratta di smarcare la sinistra contemporanea dai valori storici della Resistenza. "Non sanno neanche di cosa si tratti", ha dichiarato al Tempo, riferendosi ai dem guidati da Elly Schlein, accusati di aver svuotato il significato del 25 aprile, trasformandolo in una ricorrenza più simbolica che sostanziale. Per l’ex sindaco di Venezia, i partiti odierni – quelli che si richiamano alla sinistra – hanno ormai poco a che spartire con lo spirito antifascista che animò la Liberazione.

Se da un lato c’è chi contesta l’appropriazione politica della festa, dall’altro la destra sembra muoversi su un terreno ambiguo, dove il concetto di "sobrietà" – invocato dal ministro Nello Musumeci in seguito alla morte di Papa Francesco – è diventato pretesto per ridimensionare, quando non cancellare, le celebrazioni. Un caso eclatante è quello del sindaco leghista che, dopo aver insultato il pontefice in vita, ha annullato i festeggiamenti del 25 aprile in nome del lutto nazionale. Una scelta che ha sollevato polemiche, soprattutto perché in contrasto con la retorica governativa sulla continuità istituzionale.

La questione della "sobrietà", però, non convince tutti. Giuseppe Cruciani, durante l’ultima puntata de La Zanzara, ha ironizzato sull’ipocrisia di un invito al rigore che suona più come una censura: "Bisogna essere sovversivi, disobbedire", ha tuonato, denunciando l’uso strumentale di un lutto che nulla ha a che vedere con la memoria della Resistenza.

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