AfD fa causa ai servizi segreti tedeschi dopo la classificazione come "estremista di destra"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Alternative für Deutschland (AfD) ha deciso di ricorrere alle vie legali per contestare la decisione del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), l’agenzia federale per la protezione della Costituzione, che lo ha inserito tra i movimenti "certamente estremisti". La mossa, annunciata dal portavoce Daniel Tapp, conferma l’intenzione del partito di opporsi a quella che definisce una stigmatizzazione ingiustificata, presentando ricorso al tribunale amministrativo di Colonia.

La controversia risale al 2 maggio, quando il BfV ha ufficializzato una valutazione già anticipata da mesi, sostenendo che l’AfD rappresenti una minaccia per l’ordine democratico. Una tesi che, sebbene accolta con favore da una parte dell’opinione pubblica – secondo un sondaggio della Bild, il 48% dei tedeschi ne approverebbe lo scioglimento –, ha sollevato critiche trasversali. Tra queste, spicca l’intervento del politologo Wolfgang Merkel, il quale, intervistato dalla Berliner Zeitung, ha bollato l’ipotesi di mettere al bando il partito come un "suicidio della democrazia", paventando il rischio di una "cartellizzazione" del sistema politico.

D’altronde, l’AfD, che oggi supera il 20% dei consensi in alcuni Länder orientali, non è una forza marginale. Ed è proprio questo il punto sollevato da Massimo Cacciari sulle colonne de Il Fatto Quotidiano: "Sarebbe folle", ha osservato il filosofo, "escludere un partito con tale seguito dai finanziamenti pubblici", sottolineando come simili misure rischino di minare la legittimità delle istituzioni.

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