Tempeste solari sempre più potenti, ma per ora la Terra resiste
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre il Sole continua a scaricare verso la Terra sciami di particelle cariche, gli scienziati monitorano con attenzione una delle tempeste geomagnetiche più lunghe degli ultimi anni. Iniziata il primo giugno e ancora in corso, l’evento – innescato da un’espulsione di massa coronale (Cme) – ha raggiunto picchi di intensità classificati come G4, ovvero "severi", prima di attenuarsi in una perturbazione di categoria G1, considerata minore.
Alle medie latitudini, Italia compresa, gli effetti sono finora trascurabili, mentre alle alte latitudini si registrano aurore boreali più intense del solito, segno di un’attività magnetica ancora vivace. Tuttavia, ciò che preoccupa non è tanto l’episodio in sé, quanto la crescente frequenza e potenza di questi fenomeni. Solo tra il 28 e il 30 maggio, una tempesta di classe G3 aveva già disturbato le comunicazioni satellitari, dimostrando quanto il nostro pianeta sia esposto alle bizze della stella madre.
Le simulazioni più recenti, del resto, rivelano lacune preoccupanti nella preparazione globale per fronteggiare eventi estremi. Sebbene la tecnologia odierna permetta di prevedere con qualche ora di anticipo l’arrivo delle particelle solari, un’espulsione particolarmente violenta potrebbe mettere in ginocchio reti elettriche, sistemi di navigazione e infrastrutture critiche, con danni economici incalcolabili.
Eppure, nonostante gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica, il rischio viene spesso sottovalutato. Il Sole, che per millenni è stato simbolo di regolarità, sta mostrando un volto più turbolento del previsto, e l’umanità – distratta da crisi più immediate – fatica a prendere coscienza della minaccia. Per ora, gli effetti si limitano a spettacolari bagliori nei cieli polari, ma nessuno può dire con certezza quando e se un’altra "Carrington Event", come quello che nel 1859 incendiò le linee telegrafiche, si ripeterà.




