Il sogno Mondiale della Rai passa per l’Iran e il no secco di Infantino
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Redazione Sport
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A meno di due mesi dal calcio d’inizio dei Mondiali 2026, evento che per la prima volta nella storia si disputa sul territorio di tre nazioni (Stati Uniti, Canada e Messico), il destino della nazionale iraniana sembra segnato da un verdetto che lascia poco spazio a interpretazioni. La Fifa, attraverso una presa di posizione che molti addetti ai lavori definiscono ormai irrevocabile, ha respinto la richiesta – avanzata dal ministro dello Sport di Teheran – di spostare le proprie partite dal suolo statunitense a quello messicano; una richiesta nata, com’è facile intuire, dalla tensione internazionale che continua a incendiare i rapporti tra i due Paesi, nonostante una fragile tregua faticosamente raggiunta dopo settimane di operazioni militari durissime. A comunicarlo, nelle scorse ore, è stata la stessa presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, chiudendo di fatto ogni possibile margine di trattativa. E così, se l’Iran parteciperà alla competizione – e al momento questo “se” è tutt’altro che scontato – dovrà giocare tutti gli incontri del proprio girone negli Stati Uniti, come da programma originario.
L’Italia e il possibile ripescaggio: il nodo del forfait iraniano
L’ombra di un ritiro iraniano, però, non riguarda soltanto la geografia dei gironi o la delicata logistica di un mondiale a tre. Essa coinvolge, suo malgrado, anche l’Italia. Gli azzurri, com’è noto, sono stati matematicamente estromessi dalla fase finale del torneo dopo il ko contro la Bosnia, eppure – nelle ultime settimane – voci sempre più insistenti hanno ricominciato a circolare negli ambienti federali e televisivi. La Rai, in particolare, continua a coltivare un sogno che sa più di calcolo probabilistico che di fiducia sportiva: quello di un ripescaggio che riporterebbe l’Italia ai Mondiali, magari proprio nel caso in cui l’Iran decidesse di disertare la competizione. Un’eventualità, quest’ultima, che il Corriere dello Sport ha ricostruito nei dettagli, spiegando come la palla passerebbe interamente nelle mani della Fifa e del suo presidente, Gianni Infantino, chiamato a una scelta che non ammette appelli.
La doccia fredda di Infantino: niente trasferta in Messico
La doccia fredda, per la federcalcio iraniana, è arrivata proprio da quella che sperava fosse una via d’uscita. Il ministro dello Sport aveva infatti imposto un aut aut alla Fifa: o le partite si giocavano in Messico, lontano dalla giurisdizione e dalle tensioni con Washington, oppure la nazionale avrebbe seriamente valutato il ritiro. Ma Infantino, come rivelato dalle dichiarazioni della stessa Sheinbaum, non ha avuto alcuna esitazione. Impossibile, a meno di sessanta giorni dall’inizio della competizione, riprogrammare lo spostamento di tre partite – decisive per la qualificazione alla fase a eliminazione diretta – dagli Stati Uniti al Messico. Un’operazione logistica troppo complessa, senza alcun margine temporale utile per trovare un accordo. Di fronte a questo no, l’Iran si trova ora con un dilemma secco: accettare di giocare sul territorio del nemico dichiarato, o restare a casa.
La Rai e il sogno play-off: cosa succederebbe in caso di ritiro
E qui si innesta l’interesse – quasi cinematografico, per certi versi – della televisione pubblica italiana. La Rai, che detiene i diritti televisivi dell’evento, sogna apertamente un ripescaggio degli azzurri; un’operazione che, se mai si concretizzasse, richiederebbe uno stravolgimento dell’intero tabellone dei gironi. Non si tratterebbe, va detto, di una semplice sostituzione di una nazionale con l’altra: la Fifa dovrebbe decidere se ripescare l’Italia (tra le escluse con il miglior ranking) o ridisegnare i calendari. Quel che è certo, al momento, è che l’Iran non ha ancora ufficializzato il proprio ritiro, e nessuna decisione è stata presa in tal senso. La palla, per ora, resta nel campo di Teheran. Con un Mondiale alle porte, e con la Rai che trattiene il fiato.




