Sallusti torna a Libero, Angelucci licenzia Sechi: "Cacciato sotto scorta"
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Redazione Interno
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C’è una ruota che gira senza sosta nel cuore del giornalismo italiano, e gira con una cadenza così regolare da sembrare quasi meccanica, come un congegno oliato da mani invisibili. Ieri la ruota ha fatto un altro scatto, e Mario Sechi — già (brevemente) portavoce di Palazzo Chigi, già direttore dell’Agi, figura stimata trasversalmente da Fazzolari a Conte — ha annunciato sui social di essere stato rimosso dalla direzione di Libero da Antonio Angelucci.
La decisione, secondo quanto riferito da fonti vicine alla società editrice, sarebbe maturata nell’ambito di un riassetto editoriale legato ai risultati di vendita, giudicati non soddisfacenti. Sechi, tuttavia, ha offerto una versione diametralmente opposta, innestando un elemento di cronaca nera che rende la vicenda più complessa di un semplice valzer di poltrone: il giornalista, finito nel mirino di ambienti anarco-insurrezionalisti a causa di alcuni suoi editoriali, ha ricevuto la scorta solo poche settimane fa.
Ed è proprio in questo clima di tensione, ha scritto l’ex direttore nel suo sfogo social, che Angelucci avrebbe firmato il suo licenziamento. Una tempistica, questa, che Sechi ha definito quantomeno sospetta.
Il rimpiazzo e le cifre del declino
Nel frattempo, la casella di posta della redazione milanese già si riempie di nuove direttive. Alessandro Sallusti, volto noto e discusso del panorama giornalistico, è stato richiamato per sedersi nuovamente sulla poltrona che aveva già occupato in passato. Per lui si tratta del terzo ritorno alla guida del quotidiano fondato da Vittorio Feltri; se si contano anche le parentesi meno formali, c’è chi parla addirittura di una quarta volta. La notizia è stata ufficializzata da Leopoldo de’ Medici, presidente di Editoriale Libero S.r.l.
, il quale ha espresso fiducia nella capacità di Sallusti di rilanciare una macchina che, secondo i dati Ads relativi a marzo 2026, sembra inchiostrarsi sempre meno: la diffusione pagata si attesta infatti su numeri ben al di sotto delle aspettative dell’editore, tanto da aver bloccato, nei mesi scorsi, persino le spese per i contratti in scadenza.
La replica piccata dell’editore e le motivazioni ufficiali
Non si è fatta attendere la controffensiva dell’entourage di Angelucci, che ha cercato di ridimensionare la portata della denuncia di Sechi. Attraverso fonti qualificate, si è ribadito che la messa in sicurezza del giornalista — una scorta disposta dalla questura di Milano dopo le intimidazioni seguite alla morte dei due anarchici nel parco degli Acquedotti — non ha alcuna correlazione con la decisione presa dall’editore.
Le stesse fonti hanno definito "strumentale" il post di Sechi, ricordando come la tutela fosse attiva già da circa tre settimane e come, invece, l’ipotesi di un avvicendamento fosse all’ordine del giorno in redazione già da diverso tempo. La sostituzione, insomma, sarebbe stata frutto di una riflessione ponderata sulle vendite e sulla linea editoriale, non una ritorsione improvvisa legata alla cronaca giudiziaria o alle minacce ricevute.
Lo sfogo di Sechi: "Non mi spaventa la disoccupazione"
Mario Sechi, dal canto suo, ha deciso di non uscire di scena in punta di piedi. Nel lungo messaggio pubblicato per annunciare il suo addio, il giornalista sardo non ha nascosto l’amarezza per i modi, ma ha scelto di guardare avanti con un ottimismo quasi provocatorio. "Non mi spaventa la disoccupazione", ha scritto, citando un passo di George Orwell sulla libertà di stampa per sottolineare come, a suo dire, il rapporto con l’editore si sia interrotto proprio nel momento in cui lui si sentiva più esposto.
Sechi ha rivendicato il lavoro svolto in un contesto di crisi strutturale della carta stampata, ricordando come "il mondo è pieno di opportunità" per chi non ha paura di cambiare. Il licenziamento, così come la decisione di rimpiazzarlo con una vecchia conoscenza della casa, segna comunque un punto di svolta nell’assetto delle testate che fanno capo al gruppo Angelucci, dove i direttori cambiano spesso ma le logiche di potere restano sorprendentemente simili.
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