Fisco e criptovalute, la nuova tassazione si prepara al 2026
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Redazione Economia
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L'inarrestabile ascesa degli asset digitali, dai Bitcoin agli Ethereum, ha progressivamente costretto il legislatore italiano a intervenire per disciplinare un settore che, per troppo tempo, è rimasto in una zona d'ombra normativa. Un primo, significativo, passo in avanti è stato compiuto con la Legge di Bilancio 2023, la quale ha tentato di sistematizzare la materia all'interno del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Tuttavia, è con lo sguardo rivolto al prossimo futuro, e in particolare con le disposizioni contenute nella Legge di Bilancio 2025 e nel Disegno di Legge per il 2026, che il panorama fiscale per i possessori di cripto-attività sta assumendo una fisionomia più definita, sebbene articolata.
La doppia aliquota e il trattamento agevolato per gli EMT
Il cuore della riforma in arrivo, come delineato dall'articolo 13 del DDL Bilancio 2026, risiede nell'introduzione di un'aliquota differenziata. La norma, che modifica quanto precedentemente stabilito per il 2026, ovvero un innalzamento dell'imposta sostitutiva dal 26 al 33 per cento, opera una distinzione fondamentale. I proventi, siano essi plusvalenze o altri redditi, che scaturiscono dalle operazioni su token di moneta elettronica denominati in euro – i cosiddetti Electronic Money Token – beneficeranno di un regime agevolato, con un'imposta ferma al 26 per cento. Tutte le altre cripto-attività, di contro, saranno invece soggette all'aliquota piena del 33 per cento, creando una disparità di trattamento che mira evidentemente a favorire gli strumenti più stabili e ancorati alla valuta tradizionale.
L'orizzonte della trasparenza fiscale europea
Parallelamente alla ridefinizione delle aliquote, un altro capitolo di assoluta rilevanza è rappresentato dall'imminente recepimento della Direttiva europea DAC8. Questo provvedimento, la cui attuazione è prevista a partire dal 2026, segna un punto di svolta nella lotta all'evasione fiscale legata al mondo delle criptovalute. Il meccanismo, che si basa sullo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali dei Paesi membri dell'Unione Europea, renderà di fatto molto più complesso per i contribuenti occultare i propri investimenti digitali. L'Agenzia delle Entrate italiana, in sostanza, avrà a disposizione un quadro informativo molto più ampio e dettagliato, coprendo l'intero territorio comunitario e andando a colmare quelle lacune che, in passato, hanno permesso a molti di operare in un cono d'ombra.
Un quadro in evoluzione tra certezze e sviluppi attesi
Le due novità principali – la doppia aliquota e l'implementazione della DAC8 – disegnano quindi un contesto in rapida evoluzione, dove la fiscalità cerca di tenere il passo con l'innovazione finanziaria. Se ne trae l'immagine di un sistema che, da un lato, introduce elementi di selettività nella tassazione e, dall'altro, innalza in modo significativo il livello di controllo e tracciabilità. L'obiettivo dichiarato è quello di coniugare la necessità di regolamentare un mercato ad alta volatilità con l'esigenza, sempre più pressante, di garantire equità e trasparenza contributiva, in un'ottica ormai non più solo nazionale ma profondamente integrata a livello europeo.




