Manovra 2026, la nuova tassazione su azioni proprie e plusvalenze
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Redazione Economia
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Il disegno di legge di Stabilità per il 2026, attualmente all'esame del Senato, introduce modifiche fiscali di notevole impatto, intervenendo in particolare sulla disciplina della cessione di azioni proprie. La riforma, che non persegue primariamente l'incremento del gettito pur avendolo come effetto prevedibile, modifica l'articolo 83 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, stabilendo l'imponibilità, a titolo di ricavi, della differenza positiva tra il corrispettivo di cessione e il costo di acquisto delle azioni stesse. Una disposizione che, come sottolineato da Assonime in un documento di analisi, rischia di travolgere anche le operazioni legate a piani incentivanti per i dipendenti, siano essi stock option o stock grant, creando una nuova complessità per le società che li adottano.
Le conseguenze per i piani incentivanti
La tassazione del margine realizzato dalla cessione di azioni proprie, concepita per colpire operazioni di natura finanziaria, finisce così per includere nel suo perimetro anche i trasferimenti effettuati nell'ambito di programmi destinati ai lavoratori dipendenti, propri o di altre società del gruppo. Ciò rappresenta un significativo cambiamento di prospettiva, che impone una rivisitazione delle strategie aziendali in materia di remunerazione variabile e di partecipazione al capitale. Le stock option, per citare l'esempio più noto, vedono quindi modificato il loro regime fiscale, con una tassazione che si applica sul guadagno complessivo realizzato, un aspetto che le associazioni di categoria hanno già iniziato a segnalare alle istituzioni.
Il inasprimento per le plusvalenze
Parallelamente, la manovra fiscale prevede un ulteriore inasprimento, a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025, per il regime di tassazione frazionata delle plusvalenze di cui all'articolo 86 del TUIR. Rispetto alla normativa vigente, si delinea una duplice penalizzazione per i contribuenti, la quale, sebbene i dettagli operativi siano ancora in fase di definizione, altera sensibilmente i tempi e le modalità con cui le plusvalenze stesse concorrono a formare il reddito imponibile, rendendo meno vantaggioso il ricorso a questo strumento di differimento.
Il giudizio dell'Europa sulla manovra
In questo contesto, assume rilievo il giudizio positivo espresso dalla Commissione europea sul documento programmatico di bilancio del governo, un parere che ha condotto alla decisione di mantenere sospesa la procedura per deficit eccessivo avviata nell'anno precedente. L'esecutivo comunitario, nel suo esame della manovra italiano inserito nel pacchetto d'autunno del Semestre europeo, ha confermato il rispetto, da parte dell'Italia, dei limiti alla crescita della spesa netta fissati dal Consiglio per il 2025 e il 2026. La valutazione definitiva, che potrà portare alla chiusura della procedura, è comunque rimandata alla primavera, quando saranno disponibili i dati consuntivi sul deficit del 2025.




