Garlasco, i genitori di Chiara Poggi a Verissimo: "Per noi il colpevole è Stasi"
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Redazione Interno
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A diciannove anni dall'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, i genitori della vittima hanno scelto di parlare nuovamente in televisione. Giuseppe Poggi e Rita Preda sono stati ospiti di "Verissimo", il programma condotto da Silvia Toffanin su Canale 5, dove hanno ribadito la loro posizione sulla vicenda giudiziaria e lanciato un appello accorato perché il caso venga finalmente riconsegnato alla dimensione privata del lutto.
La loro dichiarazione più netta riguarda la responsabilità dell'omicidio: fino a quando la giustizia non indicherà un altro nome, per loro il colpevole resta Alberto Stasi, l'ex fidanzato della figlia condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
Una posizione radicata in cinque processi
La fermezza con cui i coniugi Poggi sostengono questa tesi affonda le radici in un percorso giudiziario lungo e complesso, durato otto anni e passato attraverso cinque gradi di giudizio. Rita Preda ha spiegato che non si tratta di testardaggine, ma di una conclusione maturata seguendo le aule di tribunale: "Ci sono stati cinque processi, ci sono stati ricorsi: fino a quando la giustizia non dirà un altro nome, per noi il colpevole è Stasi".
Giuseppe Poggi ha aggiunto che la famiglia è pronta a prendere atto di eventuali sviluppi diversi, qualora la magistratura dovesse indicare un altro responsabile, ma ha anche sottolineato quanto sia difficile modificare una convinzione costruita in quasi due decenni di procedure legali: "Ne abbiamo sentite tante: non è facile cambiare idea".
La nuova inchiesta su Andrea Sempio
Le dichiarazioni dei Poggi arrivano in un momento di particolare fermento per la vicenda giudiziaria. La Procura di Pavia ha chiuso una nuova indagine che vede indagato Andrea Sempio, amico d'infanzia di Marco Poggi, il fratello di Chiara. Sempio, che all'epoca dei fatti aveva diciannove anni, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il movente sarebbe legato a un rifiuto opposto da Chiara a un'avance del ragazzo, e l'aggressione sarebbe avvenuta con un martello.
La difesa di Sempio ha respinto ogni accusa, e lo stesso indagato è tornato a parlare in televisione a "Porta a Porta", dichiarando di ritenere giusta la condanna di Stasi e di non riconoscersi nel racconto alternativo che lo vorrebbe sulla scena del crimine.
Il peso dell'esposizione mediatica
Uno dei temi più sentiti dai genitori di Chiara è stato quello della pressione mediatica, che in quest'ultimo anno e mezzo ha raggiunto livelli giudicati insostenibili. Rita Preda ha raccontato di aver contato in un solo giorno sette trasmissioni televisive dedicate al caso, definendo la situazione un "circo mediatico" e manifestando una stanchezza profonda: "Non ce la faccio, sono stanca e non posso continuare così".
La famiglia ha anche denunciato conseguenze concrete sulla vita quotidiana: il Comune è dovuto intervenire vietando l'ingresso ai non residenti nella strada dove si trova la loro abitazione, per arginare l'assedio di giornalisti e curiosi.
Il ricordo di Chiara e il risarcimento
Nel corso dell'intervista, i Poggi hanno voluto restituire centralità alla figlia, descrivendola come una ragazza studiosa che sognava di diventare manager. Giuseppe Poggi ha ricordato l'ultimo saluto a Chiara, sul cancello di casa, prima che la famiglia partisse per le vacanze nell'agosto del 2007: "La ricordiamo ancora sul cancello che si salutava con la mano". Un altro passaggio ha riguardato il risarcimento versato da Stasi, somme che i Poggi hanno precisato essere ancora depositate su un conto corrente intestato alla famiglia.
Giuseppe Poggi ha spiegato che quei soldi non sono stati utilizzati e potrebbero essere restituiti qualora le conclusioni giudiziarie dovessero cambiare. La famiglia ha inoltre chiarito la propria posizione sull'eventuale processo a carico di Sempio, annunciando che non intende costituirsi parte civile: "Non avanziamo pretese economiche nei confronti di innocenti".
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