Studenti in piazza tra Roma e Torino: occupazioni nelle scuole e la scia delle proteste francesi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le occupazioni degli istituti superiori si allargano in Italia sulla scia del movimento studentesco che sta paralizzando la Francia. A Roma, dopo il liceo Cavour di via delle Carine, nella mattinata di mercoledì 7 ottobre sono stati occupati altri due istituti della Capitale: il Di Vittorio Lattanzio di via Teano 223 e il Tullio Levi Civita di via Torre Annunziata 15. Si tratta di due scuole vicine, entrambe nel V Municipio, nel quadrante est della città.

Le rivendicazioni degli studenti romani

Gli studenti hanno esposto striscioni in facciata e, al Lattanzio, anche bandiere della Palestina. Al Levi Civita sono stati utilizzati fumogeni a corredo della protesta. Lo slogan rilanciato dal collettivo Osa, Opposizione studentesca d’alternativa, è «Fare come in Francia. Occupiamole tutte. Blocchiamo tutto». Le richieste riguardano le condizioni materiali degli edifici scolastici e l’opposizione al decreto Scuola del governo, con particolare riferimento al tetto del 30 per cento agli alunni stranieri nelle classi.

Al Tullio Levi Civita gli occupanti denunciano la perdurante inagibilità del quinto piano dell’edificio.

Torino, bruciata una foto di Netanyahu

La mobilitazione non riguarda solo la Capitale. A Torino, dopo le occupazioni degli istituti Giulio, Regina Margherita, Gobetti e Lagrange, la protesta è arrivata al liceo scientifico Einstein. Sui social circola un video in cui si vedono giovani con la bandiera palestinese e altri che danno alle fiamme una fotografia del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il gesto è stato compiuto nel giorno del terzo anniversario della strage del 7 ottobre 2023, quando un attacco terroristico sferrato da Hamas e da altre fazioni armate contro Israele causò la morte di oltre 1.200 persone, tra cui donne, anziani e giovani, nei kibbutz, nelle città e tra i partecipanti di un festival musicale. Circa 250 persone vennero fatte prigioniere.

Il quadro francese

Il movimento studentesco francese, iniziato a metà settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil, periferia popolare a sud-est di Parigi, si è rapidamente esteso a tutto il Paese. Gli studenti protestano contro la cronica carenza di insegnanti, le classi sovraffollate, gli edifici fatiscenti e il sistema Parcoursup, la piattaforma nazionale che smista i diplomati verso i percorsi universitari. Le organizzazioni studentesche chiedono più docenti, classi meno numerose, fondi straordinari per la manutenzione degli istituti e una revisione del meccanismo di orientamento post-diploma.

Il governo del primo ministro Sébastien Lecornu, sotto pressione per la riduzione del deficit, ha presentato il 1° ottobre un bilancio 2027 che elimina 1.588 posti di insegnamento.

La repressione e i numeri del conflitto

Sul fronte della risposta delle autorità, il ministero dell’Interno francese ha reso noto che dall’inizio delle proteste sono state superate le 6.500 persone fermate, in maggioranza minorenni. Amnesty International ha denunciato l’uso di forza sproporzionata contro i giovani manifestanti, citando il caso di un quindicenne nella città di Lens che ha perso una mano a causa di una granata e di un sedicenne a Tours che ha perso la vista da un occhio.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riferito che sono state aperte 18 inchieste interne sui comportamenti degli agenti e ha impartito istruzioni affinché non vengano utilizzati flash-ball durante le manifestazioni nei licei. Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha reso noto che a causa dei danni agli edifici scolastici circa 30.000 studenti delle scuole superiori non potranno frequentare le lezioni in presenza per settimane.

La posizione del Partito Comunista Francese

Il segretario nazionale del Partito Comunista Francese, Fabien Roussel, candidato alle prossime elezioni presidenziali, ha presentato il 6 ottobre il suo «Plan jeunesse 2027-2032» nel corso di una conferenza stampa presso la sede del PCF a Parigi, insieme ai dirigenti dell’Unione degli Studenti Comunisti e dei Giovani Comunisti, Camille Mangin e Bastien Bonnargent. Roussel ha chiesto un progetto di legge di bilancio suppletivo per stanziare 5 miliardi di euro per la ristrutturazione dei licei, a cui seguirebbe una pianificazione da 5 miliardi all’anno per cinque anni.

Il piano prevede inoltre 3,5 miliardi per l’assunzione di 90.000 insegnanti, con l’obiettivo di garantire la sostituzione dei docenti assenti entro 24 ore e di ridurre il numero di studenti per classe. Roussel ha citato dati secondo cui il 66 per cento dei quindicenni e sedicenni si dichiara preoccupato per il proprio futuro e il 70 per cento dei giovani considera il mondo del lavoro più stressante che gratificante.

Il sostegno di Rifondazione Comunista

Sul fronte italiano, Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti hanno espresso il proprio sostegno alle mobilitazioni studentesche. In una nota diffusa mercoledì 7 ottobre, il partito ha rivendicato la vicinanza alle ragazze e ai ragazzi francesi che «stanno scendendo in piazza per porre un interrogativo fondamentale sul loro avvenire».

Il documento critica la destinazione delle risorse pubbliche a «sconti fiscali per i ricchi e all’acquisto di armamenti» e definisce «inaccettabile la criminalizzazione volgare» con cui, secondo il PRC, i vertici istituzionali francesi e diversi media italiani stanno trattando il movimento di protesta.

La nota elenca tra le rivendicazioni degli studenti francesi «edifici scolastici dignitosi, insegnamenti regolari senza cattedre vacanti per mesi, classi con numero di studenti equilibrato» e la possibilità di costruire il proprio futuro senza essere schiacciati da «meccanismi selettivi che, pur presentandosi come meritocratici, amplificano sempre più i divari di classe».

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