Paracetamolo, i giovani e il rischio epatico: l’allarme Aifa sul sovradosaggio intenzionale
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Redazione Salute
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L’Agenzia Italiana del Farmaco ha recentemente acceso i riflettori su una tendenza emergente, sebbene già radicata in alcune fasce della popolazione, che riguarda l’abuso di un medicinale presente in quasi tutti i armadietti dei medicinali di casa: il paracetamolo. L’analisi congiunta dei dati della Rete nazionale di farmacovigilanza e di quelli forniti dal Centro Antiveleni di Pavia ha evidenziato un numero tutt’altro che trascurabile di episodi di sovradosaggio che, come specificato dall’ente regolatorio, non sono accidentali, bensì “intenzionali” e riguardano principalmente la popolazione adolescenziale.
Quando il rimedio diventa un rischio per il fegato
L’allarme, che arriva a distanza di mesi da segnalazioni analoghe provenienti da altre agenzie europee, si basa sulla constatazione che l’assunzione di quantità di principio attivo superiori a quelle raccomandate – si pensi ai classici 500-1000 mg per singola dose nell’adulto – non è affatto priva di conseguenze. Al contrario, può determinare effetti indesiderati particolarmente aggressivi a carico del fegato, l’organo deputato al metabolismo della sostanza. A differenza di quanto si possa erroneamente pensare, la percezione della sicurezza di questo farmaco, se da un lato ne giustifica la diffusione (è utilizzato per abbassare la febbre e alleviare dolori di varia natura), dall’altro ne alimenta la pericolosità quando se ne perde il rispetto delle indicazioni. Il rischio clinico, spiegano gli esperti di farmacovigilanza, è reso ancora più insidioso dalla gradualità dei sintomi: un danno epatico severo può manifestarsi silenziosamente prima di diventare irreversibile.
Oltre la “challenge” social: il peso dei gesti impulsivi
Se a livello internazionale, come riportato da fonti belghe e svizzere, il fenomeno è stato spesso ricondotto a vere e proprie “social challenge” – gare diffuse su piattaforme come TikTok in cui i ragazzi assumono dosi massicce per finire in ospedale o testare la propria resistenza –, la fotografia scattata dall’Aifa sul territorio italiano presenta una sfumatura leggermente diversa, ma altrettanto preoccupante. Pur ammettendo l’influenza dei modelli comportamentali veicolati dal web, l’Agenzia sottolinea come nel nostro Paese non ci siano evidenze dirette di un’imitazione strutturata di queste sfide. Ciò che emerge dai dati nazionali, invece, è una connessione profonda con la vulnerabilità psicologica tipica di questa età: il sovradosaggio appare spesso legato a gesti impulsivi o dimostrativi, messi in atto nella convinzione – assolutamente errata – che il paracetamolo, essendo un farmaco comune e da banco, sia sostanzialmente innocuo anche a dosi elevate.
La distorsione cognitiva sul farmaco “senza rischi”
Questa sottovalutazione del pericolo rappresenta il nodo cruciale della questione. Abituati a utilizzare il paracetamolo come primo rimedio per i malanni stagionali, molti adolescenti – e talvolta, ammettono i rapporti, anche i loro adulti di riferimento – faticano a riconoscerlo come una potenziale fonte di danno grave. Eppure, se da un lato l’Aifa ne ribadisce il profilo di sicurezza ed efficacia quando impiegato correttamente per brevi periodi, dall’altro il confine tra l’uso terapeutico e l’abuso è labile. L’assunzione contemporanea di più prodotti che contengono la stessa sostanza (ad esempio nella formulazione per l’influenza e in quella per il dolore) o la riduzione incosciente degli intervalli di somministrazione possono innescare una cascata epatotossica le cui conseguenze, nei casi più severi, richiedono persino il trapianto di fegato.
Le raccomandazioni per un uso consapevole
Di fronte a questo scenario, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha diffuso una serie di raccomandazioni chiare rivolte non solo ai sanitari, ma anche alle famiglie e ai caregiver, affinché svolgano un ruolo attivo nella promozione di una corretta informazione. Le indicazioni pratiche sono ferree: attenersi scrupolosamente alle dosi indicate nel foglietto illustrativo, non accorciare mai l’intervallo tra una somministrazione e l’altra (generalmente non inferiore alle quattro ore) ed evitare l’associazione con altri farmaci contenenti paracetamolo o sostanze potenzialmente tossiche per il fegato, come l’alcol. In caso di sospetto sovradosaggio, avverte l’ente, è vitale rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o a un Centro Antiveleni, anche in assenza di sintomi evidenti: solo un intervento tempestivo può limitare i danni a carico dell’organo.




