Paracetamolo e adolescenti, l’allarme Aifa: «Sovradosaggio intenzionale in crescita»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il paracetamolo, uno dei farmaci più diffusi nelle case italiane – al punto che spesso lo si considera erroneamente un prodotto innocuo, quasi al pari di una caramella – nasconde invece un lato oscuro, emerso con chiarezza dall’ultimo monitoraggio dell’Agenzia italiana del farmaco. L’Aifa, che è l’ente pubblico nazionale preposto alla regolazione dei medicinali, ha pubblicato nei giorni scorsi un’allerta specifica rivolta alla fascia d’età adolescenziale: i dati raccolti attraverso la Rete nazionale di farmacovigilanza e il Centro Antiveleni di Pavia indicano un «numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale». Non si tratta, va detto, di un fenomeno esclusivamente italiano: diverse autorità regolatorie europee avevano già segnalato una tendenza preoccupante tra i più giovani, spingendo l’Aifa a un approfondimento interno.

Gesti impulsivi o sfide social: le due facce del fenomeno

Dall’analisi condotta dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri – che ha pubblicato sul proprio sito un documento integrativo rispetto all’allerta dell’Aifa – emerge un quadro articolato, nel quale il sovradosaggio non è quasi mai accidentale. In molti casi, spiega la nota, si tratta di «gesti impulsivi o dimostrativi», talvolta riconducibili a situazioni di disagio emotivo acuto che nulla hanno a che vedere con una pianificazione suicidaria. In altri, invece, si registra un fenomeno più insidioso: alcune challenge lanciate sui social media invitano i ragazzi ad assumere quantità elevate del comune medicinale per la febbre o il dolore, mettendo alla prova la propria resistenza fisica o sperando – invano – di ottenere effetti psicoattivi che il paracetamolo non possiede. Una distorsione pericolosa, quest’ultima, che trasforma un farmaco da banco in un oggetto di spericolata esibizione.

Danni epatici e percezione del rischio: quel fegato messo a dura prova

Il paracetamolo è presente in decine di specialità medicinali, si acquista liberamente in farmacia senza ricetta e gode, lo si ripete, di una reputazione di sicurezza pressoché assoluta. E invece l’assunzione di dosi superiori a quelle raccomandate – per un adolescente il limite massimo si aggira solitamente intorno ai tre grammi al giorno, da suddividere in più somministrazioni – colpisce duramente il fegato. L’organo, incapace di metabolizzare correttamente l’eccesso di principio attivo, accumula sostanze tossiche che possono provocare necrosi epatica acuta, insufficienza d’organo e, nei casi più gravi, la necessità di un trapianto. L’Aifa lo ribadisce con chiarezza: si tratta di effetti indesiderati seri, che non vanno sottovalutati nemmeno quando l’assunzione appare dettata da un momento di impulsività o da una sfida tra coetanei.

Dall’allerta alla prevenzione: il ruolo delle informazioni mirate

L’approfondimento dell’Istituto Mario Negri si concentra anche su un aspetto pratico, quello della gestione tempestiva del sovradosaggio. Il paracetamolo, a differenza di altri farmaci, non dà segnali immediati di intossicazione: nausea, vomito e dolori addominali possono comparire solo dopo molte ore, quando il danno epatico è già in atto. Da qui l’importanza di riconoscere precocemente il problema e di contattare senza indugio un centro antiveleni o un pronto soccorso. L’antidoto, la N‑acetilcisteina, è tanto più efficace quanto più viene somministrato nelle prime ore dall’ingestione. Nessuna banalizzazione, dunque, e nessun allarmismo fine a se stesso: ciò che l’Aifa e il Mario Negri chiedono è un cambio di prospettiva culturale, a partire dalla consapevolezza che un farmaco diffuso e apparentemente “leggero” può diventare, se usato in modo improprio, una minaccia concreta per la salute dei più giovani.

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