Paracetamolo, l’allarme dell’Aifa: crescono i sovradosaggi “intenzionali” tra gli adolescenti
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Redazione Salute
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L’Agenzia Italiana del Farmaco ha acceso un faro su un fenomeno emergente che coinvolge una delle fasce di età più vulnerabili del nostro paese: quella degli adolescenti, i quali – stando a quanto emerge dalle ultime rilevazioni – sembrano manifestare una preoccupante inclinazione verso l’assunzione di quantità eccessive di paracetamolo, un principio attivo presente in innumerevoli medicinali da banco usati per abbassare la febbre o alleviare dolori di varia natura. L’allarme, scaturito dall’analisi congiunta dei dati forniti dalla Rete nazionale di farmacovigilanza e dal Centro Antiveleni di Pavia, ha evidenziato un numero statisticamente significativo di episodi che gli esperti non hanno esitato a definire come “sovradosaggi intenzionali”. A differenza di quanto accade per gli errori domestici, dove si moltiplicano le dosi sperando in un effetto analgesico più rapido, in questi casi si registra una volontarietà di fondo nei gesti dei giovanissimi, i quali sembrano agire spinti da una pericolosa sottovalutazione delle possibili conseguenze cliniche legate all’abuso di questo farmaco.
Un rischio concreto per il fegato, spesso sottovalutato dai più giovani
La molecola, generalmente considerata sicura proprio per il suo profilo di tollerabilità se assunta nei dosaggi raccomandati, diventa estremamente insidiosa quando se ne oltrepassa il tetto massimo giornaliero. Il danno, in questi contesti, si concentra prevalentemente a livello epatico, dove il paracetamolo viene metabolizzato. Superare la soglia di sicurezza, spiega l’Aifa, significa esporre l’organismo a effetti indesiderati che possono rivelarsi estremamente gravi, arrivando – nei casi più severi – a conseguenze irreversibili per la funzionalità del fegato. Ciò che rende particolarmente subdola questa forma di intossicazione è la latenza dei sintomi: un ragazzo che assume dosi tossiche potrebbe non manifestare malessere immediato, creando un falso senso di sicurezza che ritarda la richiesta di soccorso medico, quando invece l’organo è già in sofferenza. I dati raccolti dal Centro di Pavia confermano che il fenomeno non è legato a una mera disattenzione, ma rappresenta una vera e propria emergenza silenziosa che riguarda una generazione esposta a nuove pressioni sociali e digitali.
Tra gesti impulsivi e “challenge” social, la fotografia del fenomeno
Sebbene in Italia non siano state ancora riscontrate prove concrete che colleghino direttamente questi episodi a specifiche “social challenge” in voga su piattaforme come TikTok – fenomeno segnalato con preoccupazione invece in altri Paesi europei come Belgio e Francia –, l’Agenzia sottolinea come il sovradosaggio venga catalogato come intenzionale proprio in virtù della natura consapevole dell’atto. Molto spesso, spiega il rapporto, si tratta di gesti impulsivi o dimostrativi, alimentati da quella che l’Aifa definisce una “errata percezione” del farmaco come un prodotto di consumo privo di rischi concreti; in altre parole, i ragazzi faticano a riconoscere la potenziale letalità di un medicinale che trovano abitualmente nell’armadietto di casa, scambiandone l’assenza di obbligo di ricetta per una garanzia di innocuità assoluta. Il trend, che ha subito una preoccupante impennata nel periodo successivo all’emergenza pandemica, non accenna a diminuire, costringendo le autorità a intervenire con un messaggio chiaro rivolto non solo ai giovanissimi, ma anche agli adulti che li hanno in cura.
Le raccomandazioni dell’Aifa per un uso consapevole del farmaco
Di fronte a questo scenario, l’Aifa ha diffuso una serie di raccomandazioni pratiche per limitare i rischi, invitando famiglie e caregiver a vigilare affinché vengano rispettati scrupolosamente gli intervalli tra le somministrazioni e le dosi massime giornaliere indicate nel foglietto illustrativo, evitando inoltre l’assunzione contemporanea di più medicinali che contengano lo stesso principio attivo, un errore comune quando si curano autonomamente sindromi influenzali o dolori osteoarticolari. Un punto cruciale sottolineato dall’agenzia riguarda la condotta da tenere in caso di sospetta intossicazione: anche in assenza di sintomi evidenti, è obbligatorio rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o a un Centro Antiveleni, dove si può somministrare un antidoto specifico la cui efficacia – va ricordato – è tanto maggiore quanto più tempestivo è l’intervento. Non si tratta, chiariscono gli esperti, di demonizzare un farmaco la cui utilità terapeutica è indiscussa, ma di restituire ai più giovani la consapevolezza che la sicurezza di una molecola non dipende solo dalla sua chimica, ma dal rispetto delle regole di assunzione.




