Paracetamolo, l’allarme Aifa sui sovradosaggi “intenzionali” tra gli adolescenti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’Agenzia italiana del farmaco, sulla base di un’analisi condotta incrociando i dati della Rete nazionale di farmacovigilanza con quelli del Centro Antiveleni di Pavia, ha rilevato un fenomeno che merita attenzione: un numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo, concentrato in particolare nella fascia d’età adolescenziale. L’ente regolatorio, che ha diffuso le proprie valutazioni senza enfasi ma con la necessaria precisione tecnica, sottolinea come l’assunzione di quantità superiori a quelle raccomandate possa tradursi in effetti indesiderati molto seri – e il bersaglio principale di questo potenziale danno è il fegato, organo messo a dura prova da un eccesso di metabolita tossico.

Il peso dei social e il ritorno di una “challenge” pericolosa

La fotografia scattata dall’Aifa non si limita ai numeri, ma prova a interpretare le cause di un comportamento che, stando agli specialisti del settore, sarebbe in crescita dopo la pandemia. Tra i fattori che alimentano il trend, emerge con chiarezza la circolazione, su piattaforme come TikTok, di quelle che vengono definite “social challenge”: sfide virali che spingono alcuni ragazzi ad assumere dosi elevate di paracetamolo, talvolta per emulazione, altre volte nella convinzione – del tutto errata – di poter raggiungere effetti psicotropi o sensazioni alterate. Nessuna evidenza scientifica sostiene simili aspettative, eppure la dinamica si ripete in diversi Paesi europei, con i pronto soccorso costretti a gestire accessi che rivelano un uso distorto di un farmaco altrimenti considerato sicuro.

Un principio attivo comune, ma non privo di rischi per i più giovani

Il paracetamolo, lo ricordano i dati di farmacovigilanza, è presente in numerosi medicinali da banco impiegati per trattare febbre, influenze e dolori articolari; la sua diffusione capillare, unita all’errata percezione di una tossicità trascurabile, rappresenta un problema quando si ha a che fare con una popolazione vulnerabile come quella adolescenziale. L’Aifa parla esplicitamente di “sovradosaggio intenzionale”, distinguendolo così da quello accidentale che può verificarsi in caso di errore domestico. Ed è proprio questa consapevolezza – il gesto voluto, non frutto di una semplice disattenzione – a rendere il fenomeno particolarmente insidioso, perché richiede un approccio diverso sia sul piano della prevenzione che su quello della presa in carico ospedaliera.

Dall’analisi dei dati all’attenzione sui comportamenti

L’allarme lanciato dall’agenzia si fonda quindi su basi concrete: il monitoraggio della Rete nazionale di farmacovigilanza ha incrociato le segnalazioni del Centro Antiveleni di Pavia, restituendo un quadro in cui i tentativi intenzionali di overdose – anche se non sempre con esiti letali – si concentrano tra i giovanissimi. Nessuna conclusione affrettata viene proposta dall’ente, che preferisce invece ribadire l’importanza di un uso corretto e consapevole, ricordando che danni epatici anche gravi possono manifestarsi a distanza di ore dall’assunzione. La lezione, in fondo, è semplice quanto amara: un medicinale di uso comune, se stravolto nella sua funzione, smette di essere un alleato per trasformarsi in una minaccia concreta.

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