Recuperato il corpo di un 37enne nel Secchia, le indagini dei carabinieri
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Redazione Interno
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L’allarme, inizialmente scattato due giorni prima del ritrovamento, era stato alimentato dalla scoperta, sulle sponde del fiume nei pressi di San Michele, di alcuni effetti personali lasciati incustoditi: vestiti, chiavi di un’auto, un portafoglio, un cellulare e persino i resti di un pasto, elementi che avevano subito insospettito alcuni passanti.
Una coppia, trovandosi davanti a quella scena e non vedendo rientrare nessuno a riprendersi quegli oggetti, aveva provveduto a contattare più volte le forze dell’ordine, finché nel pomeriggio del 7 giugno è arrivata la conferma di quanto temuto: un cadavere si trovava nel greto del fiume. Sul posto sono quindi intervenuti i carabinieri e i sommozzatori dei vigili del fuoco, supportati dall’elicottero Drago per agevolare le ricerche in quella che è una zona comunemente frequentata da chi cerca refrigerio nelle calde giornate estive.
Il recupero del corpo e i primi rilievi
Le operazioni di recupero, complesse a causa della conformità del terreno e della vegetazione fitta, sono state condotte in serata dal nucleo Saf (Speleo Alpino Fluviale) dei vigili del fuoco, che hanno estratto la salma a Prignano sulla Secchia, precisamente all’altezza della rupe del Pescale e in via Sassuolo terzo tronco località Castelvecchio.
La vittima, un uomo di 37 anni di origine straniera – verosimilmente di nazionalità marocchina secondo le prime sommarie informazioni raccolte tra i residenti – è stata trovata riversa in acqua incastrata tra radici e detriti, sotto a circa un metro di liquido.
Trasportato presso l’istituto di medicina legale di Modena, il corpo non presenterebbe, a un primo esame esterno dei carabinieri, lesioni riconducibili a un'aggressione, sebbene sia l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria a dover chiarire definitivamente se si sia trattato di un malore, di una caduta accidentale o di un gesto volontario.
La scoperta casuale e il giallo degli oggetti personali
A dare l’allarme, dopo la segnalazione della coppia, è stato infine un pescatore: quest’ultimo, dopo aver parcheggiato la propria auto, sceso verso la riva si è accorto della sagoma inanimata che galleggiava appena sotto la superficie dell’acqua. È stato proprio questo il momento in cui la macchina dei soccorsi si è messa definitivamente in moto, concentrandosi nel tratto di fiume tra Sassuolo e Prignano.
Gli inquirenti stanno ora vagliando la pista legata al ritrovamento di un’auto riconducibile alla vittima, un particolare che potrebbe suggerire l’ipotesi di un allontanamento volontario dalla quotidianità, prima di un fatale epilogo. I militari dell’Arma stanno inoltre cercando di ricostruire gli ultimi spostamenti del 37enne, mettendo in relazione i documenti e il cellulare recuperati sulla sponda con le eventuali tracce digitali lasciate dall’uomo prima di entrare in acqua.
Le indagini in corso dei militari
Sul posto, oltre ai sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, sono intervenuti anche i carabinieri, i quali stanno gestendo le indagini per fare piena luce sulla dinamica dell’accaduto. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre gli investigatori si concentrano sull’analisi degli oggetti rinvenuti lungo le sponde, cercando di comprendere se qualcuno abbia visto la vittima nelle ore precedenti alla scomparsa.
La zona del ritrovamento, caratterizzata dalla rupe del Pescale, è nota per le sue insidie, ma al momento non è dato sapere se l’uomo conoscesse effettivamente il luogo o se vi si sia recato casualmente. Le ricerche effettuate con l’ausilio dell’elicottero non hanno portato al rinvenimento di altri elementi utili sulla superficie del fiume, lasciando pertanto agli accertamenti medici legali il compito di fornire le prime risposte concrete sulla causa del decesso.




