Trump e Netanyahu: due facce, stessa medaglia
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Redazione Esteri
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Donald Trump, tornato alla Casa Bianca dopo due settimane, ha accolto Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, in un incontro che conferma la stretta alleanza tra i due leader. Nonostante lo storico sostegno degli Stati Uniti a Israele, il legame tra Trump e Netanyahu si distingue per la sua intensità, tanto da farne uno dei rapporti più solidi tra un presidente americano e un premier israeliano. L’incontro, il primo con un leader straniero da quando Trump ha ripreso il suo ruolo, si è concentrato su temi cruciali come la guerra a Gaza, la tregua con Hamas e la minaccia iraniana, questioni che da mesi dominano l’agenda politica internazionale.
Trump, da sempre critico verso le organizzazioni internazionali, ha ribadito la sua posizione sull’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che assiste i profughi palestinesi, definendola “un’organizzazione terroristica controllata da Hamas”. Una dichiarazione che rispecchia le accuse mosse da Netanyahu, il quale, negli ultimi mesi, ha cercato di giustificare l’offensiva israeliana a Gaza dipingendo l’agenzia come un braccio operativo del gruppo militante palestinese. Parallelamente, Trump ha espresso preoccupazione per il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, accusandolo di promuovere l’antisemitismo, un’affermazione che trova eco nelle parole del premier israeliano.
Netanyahu, dal canto suo, ha sfruttato la visita per consolidare il sostegno americano, ottenendo da Trump la promessa di un miliardo di dollari in armi. Un gesto che non solo rafforza la posizione di Israele nella regione, ma che sottolinea anche la volontà di Washington di mantenere un ruolo chiave nel processo di pace, nonostante le tensioni e le critiche internazionali. Durante il suo soggiorno a Washington, il premier ha incontrato anche Elon Musk, nonostante le recenti polemiche legate a un gesto del miliardario interpretato come un “saluto nazista”, e Steve Witkoff, inviato di Trump in Medio Oriente. Quest’ultimo ha confermato che la seconda fase dell’accordo di tregua è già in corso, pur evidenziando la necessità di seguire un protocollo preciso per il ritiro delle forze israeliane da Gaza.
La minaccia iraniana, tuttavia, rimane al centro delle preoccupazioni di entrambi i leader. Trump, noto per il suo approccio duro nei confronti di Teheran, ha ribadito che un eventuale attacco alla sua persona da parte dell’Iran comporterebbe una risposta devastante. Una posizione che, se da un lato rassicura Israele, dall’altro alimenta le tensioni in una regione già destabilizzata da conflitti e rivalità.




