Bce, Kazimir avverte: il rialzo di giugno è solo il primo passo contro l’inflazione
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Redazione Economia
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Il linguaggio usato dal governatore della banca centrale slovacca, Peter Kazimir, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Quel che era iniziato come uno shock energetico esterno, circoscritto ai confini del sistema produttivo, ha ormai varcato la soglia di guardia e si sta diffondendo, come un virus economico, nel cuore pulsante dell'economia reale. A dirlo è lo stesso Kazimir in un comunicato pubblicato sul sito della banca che guida, nel quale sottolinea come le pressioni sui prezzi lungo l'intera catena produttiva siano in costante aumento.
La decisione, presa giovedì scorso dal Consiglio direttivo, di alzare i tassi di interesse per la prima volta in quasi tre anni – con un aumento di 25 punti base che porta il tasso sui depositi al 2,25% e il principale tasso di rifinanziamento al 2,40% – è stata, a suo avviso, un intervento calibrato ma assolutamente non risolutivo.
L’effetto valanga dei rincari
Non è più tempo, secondo il banchiere centrale, di attendismi o di esitazioni. I maggiori costi dell'energia, alimentati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, rischiano di restare con noi molto più a lungo di quanto molti analisti avessero inizialmente pronosticato. E c’è di più: anche il recentissimo quadro di pace tra Stati Uniti e Iran – un accordo che molti speravano potesse calmare i mercati – non basterà, nelle parole di Kazimir, a cancellare da un giorno all’altro i danni economici già prodotti.
L’aspetto più preoccupante, che lui stesso evidenzia, è la formazione dei cosiddetti "effetti di secondo impatto". Traduzione: il caro energia non si limita più a far salire la bolletta, ma sta innescando rincari a catena su beni e servizi che con l’energia hanno solo un rapporto indiretto. Si tratta, a tutti gli effetti, di una transizione indesiderata che richiederà vigilanza costante.
Missione (ancora) incompiuta a Francoforte
Se l’economia dell’eurozona mostra una certa capacità di tenuta – un dato che Kazimir definisce "incoraggiante" – la crescita resta purtroppo debole e frenata anche da fattori strutturali. L’aumento dei tassi deciso in giugno, per quanto necessario, rappresenta quindi un semplice "primo passo" verso il contenimento delle pressioni inflazionistiche nel medio termine.
La missione, insiste il governatore slovacco, non è affatto completata: anzi, con le informazioni macroeconomiche di cui si dispone oggi, appare sempre più evidente che la politica monetaria dell’Eurotower ha ancora molto lavoro da fare. La linea è chiara, sebbene le tempistiche e l’entità delle prossime mosse dipenderanno strettamente dai dati che arriveranno nei prossimi mesi.
L’impatto sui mutui e il credito
Sul fronte delle ricadute concrete per cittadini e imprese, l’effetto è già tangibile. In Italia, dove il tasso medio sui nuovi mutui alle famiglie si aggirava intorno al 3,91%, la stretta di Francoforte spingerà le nuove offerte bancarie stabilmente oltre la soglia psicologica del 4%. A essere penalizzati saranno soprattutto i profili di rischio più fragili o chi richiede un finanziamento elevato rispetto al valore dell’immobile. In questo contesto, il mutuo a tasso fisso si conferma il rifugio preferito dagli italiani.
Al contrario, il variabile perde progressivamente appeal: l’Euribor a tre mesi ha già toccato picchi che anticipano le scelte della Bce, riducendo al minimo il vantaggio economico rispetto alla rata costante. Per Kazimir, in conclusione, essere agili e pronti a reagire alle nuove informazioni resta un buon principio guida, ma la direzione di marcia è una sola: continuare a premere sul pedale del costo del denaro per scongiurare che l’inflazione si radichi per sempre nel tessuto economico europeo.
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