Kazimir e Schnabel: rischi inflazione al rialzo, la Bce non esiterà a intervenire

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Banca centrale europea ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base giovedì scorso, portando il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%, con effetto dal 16 settembre 2026. Una decisione che, secondo Peter Kazimir, governatore della National Bank of Slovakia e membro del consiglio direttivo dell'Eurotower, rappresenta «una risposta ponderata a un contesto di forte incertezza, in cui i rischi di inflazione sono chiaramente orientati al rialzo».

La determinazione della Bce

Kazimir ha spiegato che l'aumento di settembre consente all'istituto di Francoforte di mantenere la propria flessibilità, precisando che «le decisioni future si baseranno sui dati disponibili in occasione di ogni riunione». Il banchiere centrale slovacco ha poi sottolineato come lo shock energetico si sia già protratto più a lungo di quanto molti si aspettassero e che le relative conseguenze non si sono ancora completamente riflesse sull'economia.

«Quanto più a lungo persistono costi energetici elevati, tanto maggiore è il rischio che questi si radichino nelle aspettative, nei salari e nei prezzi a lungo termine», ha aggiunto, evidenziando come l'attenzione sia ora concentrata meno sul petrolio e sempre più sui prezzi del gas e dell'elettricità. «Prenderemo ogni decisione quando sarà necessario e non esiteremo quando le prove richiederanno un intervento», ha concluso Kazimir, secondo cui i mercati comprendono bene come la Bce reagisca alle informazioni in arrivo.

Le preoccupazioni di Schnabel

Sulla stessa lunghezza d'onda Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, che nel corso del secondo simposio sulla competitività europea organizzato a Berlino dal Ministero tedesco dell'economia e dell'energia ha definito il recente andamento dei prezzi dell'energia «piuttosto preoccupante». «Non si tratta solo di petrolio, ma anche di gasolio.

Le capacità di raffinazione si sono ridotte drasticamente e non possono essere ricostruite rapidamente», ha dichiarato, aggiungendo che anche i prezzi del gas destano apprensione per via delle scorte insufficienti in Europa e della concorrenza con l'Asia per le forniture di Gnl. Secondo Schnabel, la decisione della Bce di aumentare i tassi è «una sorta di risposta logica alla prevista deviazione dell'inflazione dal nostro obiettivo di medio termine, in assenza di adeguate misure di politica monetaria», ma ha ammesso che resta da vedere se sarà sufficiente.

Il quadro delle proiezioni e le attese dei mercati

Le nuove proiezioni degli esperti della Bce indicano un'inflazione complessiva media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, mentre la crescita economica è stimata rispettivamente allo 0,9%, all'1,4% e all'1,5%. Il consiglio direttivo ha ribadito l'obiettivo di riportare stabilmente l'inflazione al 2% nel medio termine, senza predeterminare uno specifico percorso dei tassi.

I mercati monetari europei, dal canto loro, stanno rivedendo al rialzo le aspettative sulla risposta delle banche centrali allo shock inflazionistico legato alla guerra in Medio Oriente, con un ulteriore rialzo entro fine anno ormai pienamente prezzato e la riunione di ottobre indicata come possibile occasione per una nuova stretta.

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