Caro carburanti, la lettera dei 6 Paesi (Italia inclusa) per la tassa Ue sugli extraprofitti dei petrolieri

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nuovo shock energetico in vista e i prezzi dei carburanti tornano a galoppare, raggiungendo livelli che non si toccavano dallo scoppio della guerra in Ucraina. In questo clima di tensione, che grava sulle tasche degli automobilisti e delle imprese, un fronte compatto di sei Paesi europei, con l'Italia in prima fila, ha deciso di bussare nuovamente alla porta di Bruxelles.

L'obiettivo è chiaro e ambizioso: istituire un prelievo fiscale a livello comunitario sugli extraprofitti realizzati dalle compagnie petrolifere, approfittando di una congiuntura di mercato che, di fatto, premia il settore energetico a discapito dei consumatori.

La lettera a Dublino e il fronte italo-tedesco

La nuova offensiva diplomatica, che mira a trasformare un'idea in un meccanismo normativo vincolante, è stata innescata da una lettera firmata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Il documento, inviato al collega irlandese che attualmente detiene la presidenza di turno dell'Ecofin, porta la firma anche dei ministri di Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. Con questo atto formale, i sei governi chiedono che il tema venga inserito all'ordine del giorno della riunione dei ministri economici Ue, in programma a metà settembre nella capitale irlandese.

Stavolta, a differenza di altre occasioni, il baricentro politico della proposta sembra spostarsi decisamente verso Berlino, con l'Italia che cerca di fare asse proprio con la Germania per dare maggiore peso politico all'iniziativa.

La scadenza delle accise e la pressione sui consumatori

La richiesta arriva in un momento particolarmente delicato per il mercato italiano dei carburanti, segnato dal countdown per la scadenza del taglio delle accise sul gasolio. Con il termine dello sconto fiscale, fissato per il 24 agosto, gli automobilisti italiani si troveranno a fare i conti con una vera e propria stangata, aggravata da un contesto di prezzi già elevati a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

La combinazione tra la fine degli sconti e l'aumento delle quotazioni internazionali sta comprimendo il potere d'acquisto delle famiglie, alimentando la richiesta di interventi strutturali che vadano oltre i temporanei salvataggi.

La proposta: un quadro normativo comune per gli utili straordinari

La lettera firmata dai sei ministri non si limita a una generica richiesta di intervento, ma propone la creazione di un quadro normativo comune per tassare gli utili straordinari generati dall'impennata dei prezzi. L'idea è quella di replicare, su scala comunitaria, il meccanismo già utilizzato in passato per fronteggiare le distorsioni del mercato energetico, evitando che i singoli Stati membri adottino misure nazionali scoordinate e potenzialmente inefficienti.

La proposta punta a colpire i margini di guadagno che le compagnie petrolifere stanno accumulando in questo periodo di crisi, considerati eccessivi rispetto ai normali ritorni di mercato.

La pressione politica interna e la replica di Schlein

Mentre la diplomazia italiana si muove sui tavoli europei, sul fronte interno la pressione politica si fa sempre più serrata. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha anticipato al Corriere della Sera la sua posizione, sottolineando come quella di ieri sia già la seconda lettera firmata da Giorgetti insieme ad altri ministri europei per introdurre una tassa sugli extraprofitti. Secondo la leader dem, l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni non può più limitarsi a sollecitare l'Europa, ma deve assumersi la responsabilità di agire in via autonoma.

La richiesta di Schlein, che si fa portavoce delle istanze dei consumatori, è che il governo passi dalle parole ai fatti, introducendo il prelievo a livello nazionale nell'attesa che la proposta Ue raccolga il necessario consenso.

Le associazioni dei consumatori e il precedente della guerra in Ucraina

A suffragare la richiesta politica sono anche le segnalazioni provenienti dalle associazioni dei consumatori, che da settimane denunciano il raggiungimento di picchi di prezzo ai distributori paragonabili a quelli del marzo 2022, all'indomani dell'invasione russa. Se allora la risposta europea fu un intervento emergenziale per calmierare i costi, oggi la sfida è più complessa e riguarda la capacità di costruire una risposta strutturale alle crisi energetiche, in un mondo sempre più instabile.

La lettera firmata dai sei Paesi rappresenta, in questo senso, l'ultimo tentativo concreto per mettere un freno agli utili del settore oil, cercando di restituire un po' di ossigeno a cittadini e imprese stremati dal caro bollette e dal carrello della spesa.

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