L’Ue dice no alla tassa comune sugli extraprofitti dei petrolieri. Il governo italiano valuta un contributo concordato
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Redazione Interno
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La risposta della Commissione europea alla richiesta di tassare a livello comunitario gli extraprofitti delle compagnie petrolifere è stata netta: la materia è di competenza esclusiva degli Stati membri. Questa presa di posizione, arrivata dopo la lettera firmata da sei Paesi tra cui l’Italia, la Germania e l’Austria, lascia il governo italiano di fronte a un bivio politico ed economico.
Da un lato, la necessità di reperire risorse per far fronte al caro carburanti e allo stallo sulle accise, in scadenza a fine mese; dall’altro, il rifiuto ideologico di introdurre una tassa sugli extraprofitti, considerata dal vicepremier Antonio Tajani come un “mantra della sinistra” e una misura anti-impresa, aprendo invece alla possibilità di un contributo concordato con le stesse società energetiche, sul modello di quanto già fatto con banche e assicurazioni.
Il no di Bruxelles: “Competenza nazionale, agite da soli”
La richiesta, promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil e sostenuta da Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, mirava a ottenere un quadro comune per tassare i guadagni straordinari accumulati dal settore energetico, in particolare a seguito dell’acuirsi della crisi internazionale e delle tensioni nello Stretto di Hormuz.
L’esecutivo comunitario, tuttavia, ha replicato seccamente che gli Stati membri possono già avvalersi dei propri poteri fiscali nazionali per affrontare i costi in termini di equità sociale e progettare misure come la tassazione degli extraprofitti, se lo desiderano, come indicato nella comunicazione AccelerateEU del 22 aprile. Per Bruxelles, dunque, non ci sono veti, ma nemmeno un ombrello protettivo: ogni governo è libero di agire, purché le misure siano conformi al diritto europeo e non vadano a danneggiare il mercato unico.
Tajani: “Tassa un mantra di sinistra, dialogo con i petrolieri”
La presa di posizione della Commissione ha riaperto il dibattito all’interno della maggioranza, con Forza Italia che si è fatta portavoce di un’opposizione netta a qualsiasi prelievo forzoso. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5, ha ribadito che l’extraprofitto “non esiste in diritto” e che una tassa sarebbe espressione di una cultura “anti-industriale, anti-impresa, contro il mercato”. Ha tuttavia aperto a un’altra strada: quella del dialogo per arrivare a un contributo volontario concordato.
“Si possono trovare accordi con le compagnie petrolifere – ha spiegato Tajani – citando il modello già sperimentato con banche e assicurazioni. È giusto che tutti diano un contributo, ma è il modo con il quale si cerca il contributo a fare la differenza”. Il ministro ha inoltre escluso che l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, sia “contrario a trovare delle soluzioni”, definendo l’azienda come uno strumento fondamentale per la politica estera ed economica del Paese.
Opposizione all’attacco: “Fatto il vuoto sulle accise”
La posizione del governo, che esclude una tassazione unilaterale ma cerca una soluzione patteggiata, non ha convinto le opposizioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha rilanciato con forza la richiesta di introdurre immediatamente una tassa nazionale sugli extraprofitti, accusando l’esecutivo di muoversi con “soluzioni tampone” e di essere rimasto “a guardare” mentre il prezzo della benzina supera ormai i due euro al litro e la proroga del taglio delle accise sul diesel è in scadenza.
“In attesa che la proposta raccolga il consenso a livello Ue, Meloni e Giorgetti passino dalle parole ai fatti”, ha dichiarato la leader dem, chiedendo misure strutturali per proteggere famiglie e imprese e accusando il governo di aver fatto il vuoto sulla questione dei carburanti. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato che per ora non è previsto un Consiglio dei ministri straordinario, e che la questione è al vaglio degli uffici, con gli scenari internazionali seguiti “di ora in ora”.
Il nodo politico: un contributo per evitare la patrimoniale
La questione, dunque, si sposta sul terreno della definizione. Per il governo, come sottolineato da diverse fonti di maggioranza, la forma è sostanza. L’obiettivo è evitare l’etichetta di “tassa” sugli extraprofitti, considerata politicamente ingestibile per l’ala liberale della coalizione, per sostituirla con un “contributo” o un “gettone” concordato. Il precedente delle trattative con il settore bancario e assicurativo, che portò a un versamento volontario di risorse per il bilancio statale, viene indicato come la strada maestra da seguire.
Si tratta di una partita politica complessa: da un lato, la Lega sembra più favorevole a un intervento incisivo; dall’altro, Forza Italia pone un veto categorico su qualsiasi imposizione fiscale che possa essere interpretata come una patrimoniale occulta. In attesa di una soluzione, i prezzi alla pompa continuano a salire, e la scadenza del 26 agosto per l’attuale sconto sulle accise si avvicina, rendendo la questione sempre più urgente per le tasche degli italiani.
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