Carburanti, addio allo sconto sulle accise dal 25 agosto. Sei Paesi Ue (Italia in testa) chiedono una tassa sugli extraprofitti dei petrolieri
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Redazione Esteri
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Si materializza all'orizzonte la stangata dei prezzi per gli automobilisti italiani alle prese con il primo grande controesodo di fine estate, complice la scadenza del taglio delle accise sul gasolio fissata per il 24 agosto. A partire dal 25 agosto, infatti, lo sconto di 17 centesimi al litro (14 centesimi più l'Iva) introdotto dal governo il 28 luglio e poi prorogato con un impegno di 245 milioni di euro, cesserà di avere effetto, lasciando presagire un'ulteriore impennata dei listini alla pompa, già schizzati verso quota 2,20 euro al litro per il diesel in autostrada.
Il governo, attualmente in pausa estiva, si trova di fronte a un dilemma: intervenire con nuove risorse pubbliche per calmierare il prezzo o lasciare che il meccanismo dell'accisa mobile assorba l'urto, cosa che però rischia di scaricare interamente il peso del rincaro sulle famiglie e sulle imprese, con inevitabili ripercussioni sull'inflazione.
Un fronte comune contro il caro-petrolio
Proprio in questo contesto di crescente tensione sui prezzi, spunta la proposta di sei paesi dell'Unione Europea, tra cui l'Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, che hanno formalmente chiesto a Bruxelles un intervento comune per mettere un freno agli extraprofitti delle compagnie petrolifere.
L'iniziativa, lanciata dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, è stata inoltrata tramite una lettera congiunta al ministro delle Finanze dell'Irlanda, paese che detiene attualmente la presidenza di turno dell'Ue, con l'obiettivo di inserire la questione all'ordine del giorno del prossimo Ecofin in programma a Dublino.
La richiesta, che fa seguito a un precedente tentativo dello scorso aprile andato a vuoto, mira a istituire un quadro fiscale europeo per tassare gli utili eccezionali generati dallo shock energetico, utilizzando il maggior gettito per sostenere cittadini e attività produttive senza gravare ulteriormente sui bilanci statali.
La lettera dei ministri: "Restituire i profitti della crisi ai consumatori"
Nella missiva, i ministri firmatari sottolineano come le compagnie petrolifere stiano godendo di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano di gran lunga l'aumento del prezzo del petrolio greggio, approfittando di uno dei più grandi shock dell'offerta degli ultimi decenni.
«Le compagnie petrolifere stanno godendo di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano l’aumento dei prezzi del petrolio greggio», si legge nella lettera, nella quale si aggiunge che «in tutto il mondo cresce il malcontento per l’aumento del costo della vita». L'intento dichiarato è che «gli eccessivi profitti derivanti dalla crisi devono essere restituiti ai consumatori», riprendendo il principio già applicato nel 2022 in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, ma cercando di superarne i limiti e le difficoltà applicative.
Il ministro Klingbeil ha ribadito che le compagnie energetiche non devono «sfruttare» i consumatori durante l'attuale crisi, spingendo affinché l'Unione adotti una linea comune per garantire che chi trae profitto dalla guerra contribuisca a ridurre l'onere sulla popolazione.
Prezzi alle stelle e nodo delle coperture finanziarie
Il pressing dei sei paesi arriva in un momento particolarmente delicato per l'Italia, dove i prezzi dei carburanti continuano a salire senza sosta. Secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il prezzo medio della benzina in modalità self-service sulla rete stradale nazionale ha superato la soglia dei 2 euro al litro, attestandosi a 2,005 euro, mentre il gasolio è salito a 2,122 euro al litro; in autostrada, i rincari sono ancor più pesanti, con la benzina a 2,080 euro e il diesel a 2,194 euro al litro.
L'Associazione dei consumatori italiani (Codacons) ha lanciato l'allarme, calcolando che il rientro a casa dalle vacanze, tra carburante, pedaggi e soste, possa arrivare a costare a una famiglia fino a 270 euro. Assoutenti, dal canto suo, ha chiesto al governo di prolungare il taglio delle accise almeno fino al 6 settembre, proponendo di finanziare l'intervento proprio attraverso una tassa sugli extraprofitti di petrolieri, società energetiche, banche e assicurazioni.
La strada verso una tassa europea, tuttavia, appare ancora lunga e irta di ostacoli: non solo la Commissione non ha ancora indicato ufficialmente l'intenzione di procedere in tal senso, ma anche all'interno del governo tedesco il cancelliere Friedrich Merz e la sua Cdu si mostrano contrari all'ipotesi, spaccando la maggioranza di Berlino e rendendo incerto il futuro dell'iniziativa.
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