Emergenza carburanti, il governo convoca petrolieri e raffinatori: la richiesta è di aumentare la produzione
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Redazione Economia
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Il governo ha convocato petrolieri e raffinatori in Italia per un tavolo l'8 ottobre, ma stavolta a differenza delle precedenti riunioni il tema non sono tanto i prezzi di benzina e gasolio, saliti ai massimi di sempre, quanto la necessità di aumentare la produzione.
«Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto - si legge in una nota del Mimit diramata la mattina di oggi, 25 settembre - hanno convocato per giovedì 8 ottobre alle ore 16. 30 le società operanti nel settore della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati».
Quanto gasolio produce e consuma l'Italia
C'è un numero che rende meno scontata la crisi del gasolio che l'Italia sta attraversando: 7,92 milioni di tonnellate. È la quantità di gasolio che nel 2025 abbiamo esportato. Nello stesso anno ne abbiamo importate 5,23 milioni. E le raffinerie italiane, secondo i dati Unem, ne hanno prodotto complessivamente circa 25 milioni, a fronte di un fabbisogno nazionale di 23,3 milioni di tonnellate. In altri termini, l'Italia non è un Paese che non produce abbastanza gasolio: sulla carta ne produce più di quanto ne consumi ed è esportatore netto per circa 2,7 milioni di tonnellate.
Raffinerie, in Italia ne restano 10
Dieci raffinerie tradizionali ancora attive, 63,7 milioni di tonnellate di prodotti raffinati e una capacità di raffinazione di 83,3 milioni di tonnellate. L'Italia continua a produrre ed esportare carburanti, ma importa anche oltre 16 milioni di tonnellate di prodotti raffinati, contro più di 25,7 milioni esportati. Le raffinerie italiane sono al momento al 77% circa del tasso di utilizzo.
La mappa degli impianti e la richiesta di Tabarelli
Oggi le raffinerie tradizionali attive sono dieci. Si trovano a Priolo, Sarroch, Sannazzaro de' Burgondi, Taranto, Milazzo, Augusta, Trecate, Falconara, Ravenna e Busalla. A queste si aggiungono Marghera e Gela, trasformate in bioraffinerie, mentre quella di Livorno è in conversione. Secondo Tabarelli, con gli investimenti possiamo produrre il doppio: «Si potrebbe arrivare ad almeno 8 milioni di tonnellate, riducendo il ricorso alle importazioni».
Il peso delle accise e la fine dello sconto
Intanto sul fronte dei prezzi, il gasolio ha raggiunto un prezzo medio di quasi 2,36 euro al litro, il più alto da quando si registrano le serie storiche, a causa del dimezzamento dello sconto sulle accise, le imposte di importo fisso pagate su ogni litro di carburante. Lo sconto è passato da circa 12 centesimi al litro a 6 centesimi, su decisione del governo, e rimarrà così fino al 5 ottobre.
Dal 6 ottobre il prezzo del gasolio sarà abbassato con il meccanismo delle accise mobili: in pratica il governo si impegna a utilizzare le maggiori entrate fiscali ottenute dalla vendita dei carburanti in un certo periodo per abbassare le accise nel periodo successivo.
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