La Russa e il caso Garofani: il Quirinale gela dopo le parole del presidente del Senato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La scossa, arrivata a poche ore dalle rassicurazioni sulla solidità del rapporto con il Colle espresse da Giorgia Meloni dalla missione in Sudafrica, è stata forte e inattesa. Un gelo improvviso, che ha attraversato il Quirinale dopo le dichiarazioni rilasciate da Ignazio La Russa, presidente del Senato, nel corso di un convegno a Milano. Contrariamente a quanto affermato dalla premier, che aveva definito la questione «chiusa», La Russa è infatti tornato a parlare della vicenda che coinvolge il consigliere Francesco Saverio Garofani, sollevando un polverone istituzionale e costringendo lo stesso interessato a una rapida ritrattazione nel giro di pochi minuti, in un susseguirsi di affermazioni e correzioni che hanno accentuato la tensione.
L'attacco a sorpresa di La Russa
«Credo che forse è meglio che quel ruolo lo lasci a qualcun altro»: è questa la frase, netta e senza mezzi termini, pronunciata dal presidente del Senato riferendosi specificamente all’incarico di segretario del Comitato supremo di Difesa, un ruolo di assoluto rilievo che Garofani ricopre. La Russa, il cui intervento è stato caratterizzato da una franchezza che lui stesso ha in seguito definito eccessiva, ha aggiunto di ritenere che il consigliere potrebbe ormai trovarsi in una condizione di imbarazzo, tale da comprometterne l’operato in un ambito così delicato come quello della sicurezza nazionale. Ha poi lanciato una stoccata di natura politica, osservando come, se un analogo episodio avesse coinvolto un esponente di area conservatrice, questi sarebbe stato, usando le sue parole, «crocefisso».
La frenata immediata e le reazioni
Subito dopo aver rilasciato quelle dichiarazioni, di un’inusitata durezza provenendo dalla seconda carica dello Stato, La Russa ha tentato di smorzare gli effetti del suo intervento. Ha precisato, con un tono più conciliante, di non aver mai formalmente chiesto le dimissioni di Garofani e di rammaricarsi che una sua risposta a una domanda possa essere interpretata come la riapertura di un caso che, ha tenuto a specificare, anche lui considera chiuso e sul quale ha espresso «sin dal primo minuto piena solidarietà al Presidente Mattarella». Le sue parole hanno comunque generato un’immediata onda d’urto, provocando le critiche di alcuni esponenti dell’opposizione che hanno parlato di «pressioni indebite» sul Quirinale.
Il muro di gelido silenzio del Colle
Dalla residenza del presidente della Repubblica, come era prevedibile, non è arrivata alcuna replica ufficiale. Il Quirinale ha mantenuto un rigido «no comment», un silenzio che, in contesti istituzionali di tale levatura, risuona più eloquente di molte parole e che sembra sottolineare la volontà di non alimentare ulteriormente una polemica già delicata. Questa presa di distanza, non dichiarata ma tangibile, segna la distanza tra il Palazzo e le esternazioni del presidente del Senato, lasciando intendere come la linea della chiarezza e del supporto incondizionato espressa da Meloni rimanga l’unica posizione condivisa con il Colle.




