Stellantis, promesse mancate e crisi dell'automotive

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo Stellantis, nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e Peugeot, si trova oggi in una situazione di profonda crisi, aggravata dalle recenti dimissioni del CEO Carlos Tavares. Quest'ultimo, che aveva assunto la guida del gruppo con l'obiettivo di rilanciare l'industria automobilistica, ha lasciato il suo incarico con largo anticipo, suscitando preoccupazioni e incertezze sul futuro della società.

Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente della Ferrari, ha espresso malinconia e tristezza per la situazione attuale, ricordando come già nel 2022 avesse dichiarato che l'auto italiana, eccezion fatta per la Ferrari, non esisteva più. Le sue parole, all'epoca, non trovarono riscontro né tra i sindacati né tra il governo e l'opposizione, che rimasero in silenzio di fronte alle sue preoccupazioni. Montezemolo ha inoltre criticato la decisione di produrre la Fiat 600 in Polonia, mentre lo stabilimento di Mirafiori rimaneva inattivo.

La crisi di Stellantis è stata ulteriormente aggravata dalla mancata realizzazione degli impegni presi in occasione del prestito di 6,3 miliardi di euro concesso dal governo italiano a FCA poco prima della fusione con Peugeot. Tavares, secondo Montezemolo, ha dilapidato l'eredità industriale di Sergio Marchionne, lavorando esclusivamente per gli azionisti e trascurando gli interessi dell'industria automobilistica italiana.

Il futuro di Stellantis è ora incerto, con il consiglio di amministrazione del gruppo impegnato nella ricerca di un nuovo CEO. Tra i candidati alla successione di Tavares figurano nomi di spicco come Luca De Meo, attuale amministratore delegato della Renault, e Olivier Francois, già CEO di Fiat e global chief marketing officer di Stellantis.

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