La richiesta di dimissioni del vicesindaco Crosta e lo scontro politico ad Agrigento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il clima euforico degli Stati generali di Progetto civico – Controcorrente, celebrati ad Agrigento come il trionfo di un nuovo modello politico, si è già trasformato in una bufera politica destinata a mettere a dura prova la tenuta della maggioranza che sostiene l'amministrazione comunale.

A soli due giorni dalla kermesse che doveva sancire la nascita di un polo civico alternativo al centrodestra in vista delle elezioni regionali siciliane, è esplosa una crisi interna che vede contrapposti il fondatore del movimento, Ismaele La Vardera, e il sindaco Michele Sodano, sul destino del vicesindaco Giovanni Crosta.

L'oggetto del contendere è la richiesta di dimissioni avanzata dal leader di Controcorrente, che ha messo in discussione la permanenza in giunta del numero due del Comune a causa di una villa abusiva ereditata dal padre in contrada Zingarello, aprendo una crepa nel "modello Agrigento" che rischia di diventare una voragine.

La richiesta di dimissioni e le motivazioni di Controcorrente

La frattura si è consumata nel momento di massima visibilità politica per Controcorrente, quando il movimento prova a proiettare la propria esperienza amministrativa a livello regionale. La segreteria regionale del partito, infatti, ha ufficialmente chiesto le dimissioni del vicesindaco Giovanni Crosta, definendo la decisione "sofferta ma necessaria".

La richiesta è legata a una vicenda urbanistica: Crosta ha coereditato una villa in contrada Zingarello che risulta abusiva e sulla quale pende una istanza di sanatoria presentata originariamente nel 1985 dal padre defunto.

Pur riconoscendo che l'abuso edilizio non è direttamente imputabile all'attuale vicesindaco, il movimento contesta le contraddizioni emerse nella gestione pubblica della vicenda, in particolare le dichiarazioni iniziali di Crosta, secondo cui l'immobile sarebbe stato completamente disabitato, affermazioni poi smentite dall'uso saltuario della struttura in alcune festività.

A questi elementi si aggiunge una questione politica rilevante per i vertici del partito, ovvero l'opportunità di mantenere in giunta un assessore con una pratica di sanatoria pendente presso il medesimo ente che amministra, situazione che i dirigenti di Controcorrente hanno ritenuto incompatibile con il profilo etico del movimento.

La difesa del vicesindaco e la replica del sindaco

Di fronte alle richieste di dimissioni, Giovanni Crosta ha respinto le accuse parlando di una vera e propria "campagna mediatica di estrema violenza", difendendo la propria posizione con la documentazione relativa alla sanatoria del 1985. È intervenuto direttamente anche il sindaco Michele Sodano, che ha scelto i social network per ribadire pubblicamente la sua posizione e prendere le distanze dalla richiesta di La Vardera.

In un post che segna l'inizio di una contrapposizione frontale, Sodano ha dichiarato di aver appreso dagli organi di stampa della richiesta di dimissioni e di avere invece chiesto che la vicenda fosse esaminata approfonditamente nelle sedi competenti del movimento, in particolare dal Collegio dei Probiviri, per evitare conclusioni affrettate.

La difesa del primo cittadino nei confronti del suo vice è netta e senza riserve: Sodano ha sostenuto che Crosta non può essere considerato una persona di dubbia integrità morale per il solo fatto di aver ereditato un'abitazione sulla quale pende una pratica di sanatoria risalente a oltre quarant'anni fa, sottolineando che sul piano giuridico non gli viene contestato alcun reato o ipotesi di reato.

Il "modello Agrigento" alla prova della crisi

La vicenda mette in luce le contraddizioni di un movimento che, nato appena un anno e mezzo fa, si presenta come l'alternativa credibile al centrodestra in Sicilia ma fatica già a gestire le tensioni interne al proprio modello di amministrazione.

Il "modello Agrigento" rappresenta per Ismaele La Vardera il fiore all'occhiello della sua strategia politica: un'alleanza civica capace di vincere al ballottaggio con il 72 per cento dei voti unendo forze progressiste, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, e di diventare un laboratorio per le regionali e per le politiche nazionali.

Proprio in occasione degli Stati generali, La Vardera aveva lanciato messaggi ambiziosi, ipotizzando persino primarie del centrosinistra in cui avrebbe sostenuto Giuseppe Conte e aprendo al confronto con esponenti del centrodestra come Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, che aveva definito l'iniziativa una "confusione generale".

Ma il "modello Agrigento" mostra il fianco a una contraddizione che rischia di minare le fondamenta del progetto: da un lato la vocazione civica e l'idea di una politica basata sulla legalità e sulla trasparenza, dall'altro la difficoltà di gestire le fragilità delle persone chiamate a governare.

Il sindaco Sodano ha definito Crosta "uno dei migliori amministratori che Agrigento abbia avuto", un lavoratore instancabile che ha già prodotto effetti tangibili, e ha messo in guardia sul fatto che la sua perdita sarebbe una "grave sconfitta per la città e la vittoria di un soggetto che ha fatto della diffusione di ricostruzioni false e distorte la propria modalità di azione".

Verso un confronto interno e un possibile strappo

Il sindaco Sodano ha preannunciato una riunione delle cariche agrigentine di Controcorrente per valutare la situazione e confrontarsi sulla posizione espressa da La Vardera, ribadendo che assumerà le decisioni che competono alla sua responsabilità nell'esclusivo interesse della città e nel pieno rispetto della legalità.

La posizione della segreteria regionale, che ha formalmente chiesto le dimissioni restando in attesa del "passo auspicato", appare in netto contrasto con la linea difensiva del sindaco, e la convocazione dei vertici locali potrebbe diventare lo scenario di uno scontro che avrà ripercussioni ben oltre i confini comunali.

La tensione tra l'esigenza di tutelare il "modello" e la necessità di gestire una vicenda giudiziaria e politica complessa promette di tenere banco nei prossimi giorni, mettendo alla prova la capacità di tenuta di un movimento che ha fatto della discontinuità e della legalità il proprio cavallo di battaglia.

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