Michael Patrick, l’attore del “Trono di Spade”, se n’è andato in scena fino all’ultimo respiro
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’attore nordirlandese Michael Patrick, noto anche come Michael Campbell, si è spento a 35 anni al Northern Ireland Hospice di Belfast. La notizia, diffusa dalla moglie Naomi Sheehan attraverso un post carico di commozione ma privo di autocommiserazione, ha confermato ciò che i suoi ultimi anni di vita avevano già raccontato: una battaglia contro la malattia del motoneurone, diagnosticata nel febbraio del 2023, che non è riuscita però a spegnere la sua voglia di calcare il palcoscenico. Patrick, che aveva interpretato uno dei rivoltosi del Popolo libero nella celebre serie HBO, ha trasformato la sua condizione fisica in una cifra stilistica e artistica, rifiutando di abbandonare la recitazione anche quando la sedia a rotelle è diventata un prolungamento inevitabile del suo Corpo.
Il teatro come trincea: il “Riccardo III” in carrozzina
Mentre per molti la diagnosi di una patologia degenerativa – quella stessa che colpisce i neuroni motori fino a paralizzare i muscoli volontari – avrebbe significato ritiro e silenzio, per Patrick è stata l’occasione per una rilettura geniale del classico shakespeariano. Al Lyric Theatre di Belfast ha portato in scena una versione del “Riccardo III” dove il protagonista, invece di essere deforme dalla nascita, riceveva la notizia di una malattia terminale proprio all’inizio dell’opera. Una scelta drammaturgica potente, che gli è valsa il Judges’ Award ai prestigiosi Stage Awards nel gennaio del 2025. Nessuna pietà, dunque, ma una riappropriazione totale della narrazione: Patrick non ha subito la malattia, l’ha riscritta, l’ha messa a servizio del testo, dimostrando che l’autenticità di un attore che trema davvero sul palco vale più di qualsiasi finzione.
La freccia del tempo e la scrittura come catarsi
Negli ultimi messaggi pubblicati sui social, a febbraio, l’attore aveva rivelato senza filtri quella che era la sua cruda realtà: i medici gli avevano prospettato circa un anno di vita. Tuttavia, lontano dal lasciarsi andare allo sconforto, Patrick scriveva di avere “ancora molto da vivere e molti progetti”. Tra questi, la scrittura di un cortometraggio intitolato “So you’re going to die”, ispirato alla sua esperienza, e la prosecuzione di uno spettacolo autobiografico, “My Right Foot”, che ironizzava sulla sua disabilità con un umorismo tipicamente irlandese. Era questa la sua arma: usare la penna per esorcizzare la paura, trasformando l’hospice e la stanza d’ospedale in un’estensione del backstage. La moglie Naomi lo ha salutato citando Brendan Behan, un monito a non pensare troppo, ma semplicemente a mangiare, bere e amare.
Dal piccolo schermo all’addio a Belfast
Il volto di Michael Patrick resterà impresso per la sua partecipazione alla sesta stagione de “Il Trono di Spade”, ma la sua eredità più grande vive nei teatri. Nonostante la progressione inesorabile della sclerosi laterale amiotrofica (SLA), l’attore ha continuato a lavorare fino all’ultimo, rifiutando soluzioni di assistenza respiratoria che lo avrebbero costretto a lunghi periodi di lontananza da casa. Una scelta radicale, quella di voler vivere intensamente il tempo che restava piuttosto che sopravvivere in un reparto. Al Northern Ireland Hospice, dove era stato ricoverato dieci giorni prima del decesso, Patrick se n’è andato circondato dall’affetto dei suoi cari, chiudendo un sipario che si era aperto solo 35 anni fa ma che ha illuminato la scena con una rara intensità.




