La morte di Federico Prato, l’autista travolto dal suo pullman a Lourdes

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sera di Pasqua, nel luogo che simboleggia la speranza per milioni di fedeli, si è consumata una tragedia che nulla ha a che vedere con la spiritualità. Federico Prato, 55 anni, autista originario di Isola del Cantone, in provincia di Genova, ha perso la vita schiacciato dal proprio pullman mentre si trovava in un’area di sosta del santuario di Lourdes. L’uomo, che lavorava da quindici anni per un’azienda di autonoleggio di Savignone, aveva appena concluso il trasporto di un gruppo di pellegrini – compito che, a quanto risulta, aveva già svolto in passato senza alcun incidente – e si era fermato in attesa, probabilmente prima di ripartire.

Secondo una prima ricostruzione condotta dalle autorità francesi, il mezzo era stato parcheggiato su un tratto di strada in pendenza. Ed è proprio questa inclinazione, unita a circostanze ancora in via di accertamento, a essere al centro delle indagini. A un certo punto, il pullman ha iniziato a scivolare. Prato, che si trovava all’esterno, è stato travolto dal veicolo che lui stesso guidava. L’impatto, come si legge nei primi rapporti, gli ha causato ferite giudicate subito troppo gravi; non c’è stato nulla da fare.

La dinamica e i tentativi di fermare la corsa

Alcune testimonianze raccolte sul posto, sebbene ancora da verificare attraverso i rilievi della gendarmerie, suggeriscono che l’autista abbia cercato di opporsi al movimento del pullman. Avrebbe provato a bloccarlo, forse tentando di risalire a bordo o di azionare un freno, ma il veicolo – ormai inarrestabile – ha continuato la sua corsa fino a schiantarsi contro una casa lì vicina. Non si trattava, in quel momento, di un mezzo carico di passeggeri: il gruppo di fedeli era già sceso, e proprio questa circostanza – l’assenza di altre persone a bordo – ha evitato una strage, concentrando però tutta la forza dell’urto sull’autista.

I soccorsi, arrivati dopo la segnalazione dello schianto, non hanno potuto che constatare il decesso. La salma è stata posta a disposizione delle autorità francesi, che nelle prossime ore dovranno chiarire un punto cruciale: perché il pullman, regolarmente parcheggiato e con il motore presumibilmente spento, ha preso a muoversi da solo? Gli investigatori stanno esaminando lo stato del freno a mano, l’usura dei pneumatici e la pendenza esatta del piazzale. Nessuna ipotesi è al momento esclusa, dal guasto meccanico a un errore umano nelle manovre di sosta.

Il ricordo nella valle Scrivia e il profilo della vittima

Federico Prato risiedeva in una frazione di Isola del Cantone, nella valle Scrivia. Tra i colleghi e i datori di lavoro della ditta di Savignone era considerato un professionista esperto, un autista affidabile – qualità che gli avevano permesso di gestire per anni tragitti complessi, compresi quelli verso i santuari transalpini. Non era il suo primo viaggio a Lourdes, e proprio questa consuetudine rende ancora più difficile per chi lo conosceva accettare quanto accaduto.

Il sindaco di Isola del Cantone, in un intervento ricordo, ha parlato di una “ferita profonda” per una comunità piccola dove ci si conosce tutti. Ma al di là delle espressioni di cordoglio, emergono i contorni di una vicenda che tocca da vicino il mondo del trasporto persone: un mestiere, quello dell’autista di pullman, che espone a rischi spesso sottovalutati, soprattutto quando si opera su strade in pendenza o in aree di sosta non perfettamente pianeggianti. Prato lascia – secondo quanto emerso – una famiglia che ora attende il rientro della salma e, soprattutto, risposte chiare dalla magistratura francese.

Le indagini in corso e l’assenza di passeggeri

Un dettaglio, quest’ultimo, non secondario: il fatto che non vi fossero pellegrini a bordo al momento dello scivolamento esclude la possibilità di altre vittime, ma non semplifica l’inchiesta. Gli inquirenti dovranno stabilire se il parcheggio in pendenza fosse autorizzato o comunque consentito dalle norme del santuario, e se l’azienda di autonoleggio avesse fornito indicazioni specifiche sulla sosta in quel settore. Si guarderà anche alla manutenzione del mezzo: freni, cambio, persino il manto stradale potrebbero aver giocato un ruolo.

L’ipotesi più immediata, quella di un freno a mano non inserito correttamente, è sul tavolo ma non è ancora stata confermata. Gli esperti stanno valutando la possibilità di un cedimento improvviso dell’impianto frenante, magari aggravato dal peso del pullman – un veicolo che, vuoto, supera comunque le dieci tonnellate. Per ora, nessuna delle persone sentite a titolo di testimone ha riferito di anomalie nel comportamento di Prato prima della tragedia. Anzi, chi lo ha visto pochi minuti prima lo descrive come tranquillo, intento a sistemare alcuni bagagli nel vano sottostante.

A Lourdes, intanto, il pellegrinaggio è proseguito senza l’autista che aveva portato i fedeli fin lì. Un contrasto aspro, quasi insostenibile, tra la devozione e la morte violenta di un uomo che di quella devozione era, a suo modo, un servitore silenzioso. Resta da capire se qualcuno – tra l’organizzazione del santuario, la ditta di noleggio o eventuali responsabili della manutenzione – dovrà rispondere di quanto accaduto. Per ora, la priorità è restituire la salma alla famiglia e completare le perizie sul mezzo.

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