Agguato al pullman del Pistoia Basket, un autista ucciso dalla follia delle rivalità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La violenza, che serpeggia spesso inosservata lungo le tangenziali e nelle dinamiche delle tifoserie organizzate, ha compiuto un balzo inaccettabile nella notte di domenica, trasformando un viaggio di ritorno da una trasferta sportiva in una scena di caos e dolore. Mentre il pullman che riportava a casa i tifosi del Pistoia Basket 2000, reduce da una vittoria sul campo di Rieti nella serie A2, percorreva la strada verso l'autostrada, un gruppo di individui, stimato tra le sei e le dieci persone e descritto da chi frequenta quegli ambienti come "canì sciolti, impasticcati, ubriachi", ha teso un agguato. Da tre automobili, oppure forse appostati nell'oscurità oltre il guardrail, hanno scagliato una pioggia di mattoni e pietre contro il veicolo in movimento. Uno di quei sassi, penetrando con forza devastante il parabrezza, non ha lasciato scampo a Raffaele Marianella, l'autista di scorta di 65 anni che stava semplicemente svolgendo il suo lavoro.

La mappa degli odi tra le curve

Alle spalle di un gesto così efferato, che ha sconvolto persino realtà ultras abituate a climi duri come i Bulldog e quelli di Tradizione Ostile della Curva Terminillo di Rieti, si staglia l'intricato reticolo di alleanze e inimicizie che caratterizza, purtroppo, anche il mondo del basket. Fonti vicine a quell'ambiente, che per ovvie ragioni preferiscono mantenere l'anonimato, spiegano come i rapporti con i tifosi del Pistoia non siano mai stati idilliaci. "Loro sono gemellati con quelli di Cento – chiarisce una di queste voci – e quelli di Cento odiano Scafati, mentre noi con Scafati siamo gemellati". È la proprietà transitiva dell'astio, un'equazione tossica che, sebbene non possa e non debba in alcun modo giustificare l'accaduto, ne delinea il contesto conflittuale, suggerendo come le motivazioni affondino le radici in faide tra gruppi ormai consolidate.

Una vita spezzata nell'indifferenza della notte

Raffaele Marianella, originario di Roma ma residente a Firenze, era un uomo prossimo a concludere la propria carriera lavorativa. Dipendente da pochi mesi della ditta di trasporti Jimmy Travel all'Osmannoro, nella piana fiorentina, si trovava sul quel pullman nella veste di accompagnatore, un ruolo che avrebbe dovuto connotarsi per la sua normalità e routine. Invece, quella che doveva essere un'ultima, tranquilla, fase professionale prima della pensione, gli è stata brutalmente strappata via da un atto di cieca brutalità, lasciando nello sgomento i colleghi e chiunque abbia conosciuto la sua storia.

Le indagini e la reazione del mondo sportivo

Sul fronte giudiziario, le forze dell'ordine stanno procedendo con interrogatori a tappeto nel tentativo di individuare con certezza i responsabili e di ricostruire nei minimi dettagli la dinamica dell'assalto. Nel frattempo, il cordoglio e l'indignazione hanno travalicato i confini della semplice tifoseria. L'Aquila Basket 1945, la società di Rieti, ha espresso il proprio profondo dolore attraverso le parole del presidente bianconero Luigi Longhi, il quale ha definito l'accaduto "un atto criminale" che, seppur non consumatosi all'interno di un palazzetto, "chiama in causa e interroga tutto il mondo sportivo". Longhi ha lanciato un appello all'impegno e alla responsabilità collettiva, auspicando che da un simile dramma possa scaturire un monito per espellere, "una volta per tutte, ogni componente che possa inquinare la passione sportiva". Le conseguenze immediate dell'episodio hanno già portato all'annullamento dell'amichevole che avrebbe dovuto vedere scendere in campo la Nazionale a Rieti, un segnale forte di come lo sport nel suo complesso si senta toccato e ferito da una tragedia che nulla ha a che fare con il suo spirito autentico.

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