Le prime sanzioni Ue sulla guerra in Sudan e la crisi dimenticata
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Redazione Esteri
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L'Unione europea ha avviato il suo primo pacchetto di sanzioni mirate, un provvedimento che, sebbene circoscritto, segna un punto di non ritorno nel coinvolgimento internazionale per un conflitto spesso relegato in secondo piano. L'alto rappresentante per la Politica estera, Kallas, ha precisato che le misure colpiscono "il numero 2 delle Forze di Supporto Rapido", un segnale diretto alla milizia paramilitare, di matrice jihadista, che dall'aprile del 2023 oppone una feroce resistenza all'esercito regolare sudanese. Questa mossa diplomatica, seppur tardiva, tenta di creare una breccia in una guerra che, lontana dai riflettori principali, continua a mietere vittime senza tregua.
Il conflitto sull'uscio di casa
Mentre l'attenzione globale è catalizzata dai teatri ucraino e mediorientale, pochi sembrano accorgersi della tragedia che si consuma a poche migliaia di chilometri dalle coste europee. La guerra civile, che insanguina il grande stato africano da oltre due anni, vede lo scontro tra l'esercito di Karthoum e le RSF, le quali, è bene ricordarlo, altro non sono che l'evoluzione dei temuti Janjaweed. Una dinamica di potere, questa, che ha trasformato il paese in un campo di battaglia dove le atrocità si susseguono con una regolarità agghiacciante, spingendo l'inviato per l'Africa del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Massad Boulos, a definirla senza mezzi termini "la più grande crisi umanitaria del mondo", un giudizio che riecheggia i moniti lanciati dall'Onu.
L'indicibile sofferenza della popolazione
Scrivere degli orrori che affliggono la popolazione sudanese diventa un esercizio di profondo imbarazzo, non solo per la crudeltà inaudita degli eventi ma anche per l'indifferenza che li circonda. La situazione sul terreno è descritta dalle organizzazioni umanitarie come una "caccia all'uomo", dove l'obiettivo primario è semplicemente quello di "tenere vive le persone". Dopo quasi tre anni di combattimenti, il bilancio, che supera i centocinquantamila morti, include un numero sproporzionato di bambini, tra i quali il tasso di scolarizzazione è crollato a livelli drammatici. Si stima, infatti, che soltanto un minore su dieci frequenti ancora le lezioni, un dato che dipinge un futuro di oscurità per un'intera generazione.
Un'emergenza senza precedenti
Oltre alla violenza diretta, a strangolare il paese è un'emergenza umanitaria di proporzioni bibliche. Più della metà degli abitanti, infatti, vive in uno stato di perenne insicurezza alimentare, senza la certezza di un pasto per il giorno successivo. Si parla di quindici milioni di bambini la cui esistenza è segnata dalla fame e dalla paura, in un contesto dove le strutture sanitarie e scolastiche sono per lo più distrutte o inaccessibili. Le nuove sanzioni europee, sebbene rappresentino un primo, timido passo, si scontrano con la realtà di una catastrofe che, per vastità e intensità, non ha eguali nel mondo contemporaneo.




