Sudan, guerra dimenticata. Un webinar per rompere l'assedio dell'indifferenza
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Redazione Esteri
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Silenzio assordante, è questa la definizione più azzeccata per descrivere il trattamento mediatico riservato al conflitto in Sudan, un Paese lacerato al centro dell’Africa dove, da quasi tre anni, si consuma una tragedia di dimensioni catastrofiche. Mentre l’attenzione pubblica in Italia e in Europa si concentra su questioni percepite come più vicine o su polemiche effimere, dalle rive del Mar Rosso al Darfur, a est e a ovest del Nilo, proseguono senza sosta i bombardamenti dei droni e i raid delle milizie, azioni che colpiscono sistematicamente obiettivi civili, come scuole, mercati e ospedali, calpestando ogni principio del diritto umanitario internazionale.
Un conflitto amplificato dagli interessi globali
La strage in corso, che ha già prodotto trenta milioni di persone in stato di emergenza umanitaria e dieci milioni di sfollati, non è il frutto di una semplice lotta di potere interna. Essa è, piuttosto, al centro di uno scontro complesso che vede attori internazionali e regionali contendersi il controllo di risorse preziose – dall’oro al petrolio, fino alle terre rare – in una partita i cui esiti determinano le sorti di intere popolazioni. Dopo oltre cinquecento giorni di assedio, la caduta di El-Fasher, l’ultima roccaforte governativa nel Darfur, nelle mani delle Forze di Supporto Rapido (RSF) guidate da Mohamed Hamdan Daglo, ha segnato un punto di non ritorno, accompagnato da atrocità documentate come massacri a base etnica, violenze sessuali di massa ed esecuzioni sommarie.
La risposta della società civile al vuoto d’informazione
Proprio per fare luce sulle cause profonde di questo conflitto e per smuovere l’azione politica oltre la mera – seppur necessaria – erogazione di aiuti umanitari, un nutrito gruppo di organizzazioni della società civile italiana, in collaborazione con le realtà sudanesi presenti nel nostro Paese, ha promosso un webinar in programma per il 2 febbraio. L’iniziativa online, nata da un appello lanciato a fine dicembre e rimasto inascoltato dai grandi media, si propone esplicitamente di vincere quella che è stata definita “la globalizzazione dell’indifferenza”, tentando di colmare il vuoto informativo che rende opaca una crisi di così vasta portata.
Le implicazioni regionali di una crisi senza confini
Le conseguenze della guerra, d’altronde, non si confinano entro i bordi disegnati sulle carte geografiche. L’esodo di milioni di persone, costrette ad abbandonare villaggi e città, rischia infatti di portare ulteriore instabilità negli Stati limitrofi, già fragili, creando un effetto domino di difficile gestione per l’intera regione. L’azione urgente richiesta all’Italia e all’Unione europea dal mondo associativo non riguarda dunque solo la sfera umanitaria, ma chiama in causa una diplomazia capace di affrontare le ragioni geopolitiche del conflitto, in un contesto internazionale dove, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, gli equilibri e le priorità delle potenze globali potrebbero ulteriormente ridefinirsi.




