Parco delle Groane, regolamento di conti nel bosco della droga: morto a colpi d'arma da fuoco un 24enne
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Redazione Interno
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Una nuova, tragica pagina di violenza si è scritta domenica 25 gennaio nei boschi del parco delle Groane, a Misinto, laddove l'area verde è da tempo trasfigurata in uno dei più noti e problematici 'boschi della droga' della Lombardia. Un giovane uomo, un nordafricano di ventiquattro anni la cui identità le autorità stanno ancora accertando, è stato infatti trovato in condizioni disperate, crivellato da più colpi d'arma da fuoco che ne hanno compromesso irrimediabilmente l'esistenza. Trasportato d'urgenza all'ospedale di Saronno, il ragazzo ha poi perso la vita nel corso della nottata, mentre gli investigatori, coordinati dal procuratore Claudio Gittardi e dal sostituto Stefania Di Tullio, già iniziavano a dipanare la complessa matassa di un agguato che sa di guerra per il controllo del territorio.
La dinamica dell'agguato e il fermo del "palo"
Sul posto, oltre al senza vita del ventiquattrenne, gli agenti hanno rinvenuto anche un connazionale, appena diciannovenne, lievemente ferito. Costui, interrogato dai inquirenti, ha fornito una versione dei fatti che, seppur da verificare nei dettagli, disegna con chiarezza i contorni di un regolamento di conti nel sottobosco dello spaccio. Il giovane ha ammesso di ricoprire il ruolo di "sentinella" o "palo", una figura chiave nelle reti di microcriminalità il cui compito è quello di vigilare e lanciare l'allarme in caso di pericolo durante le transazioni illecite. A seguito di tali dichiarazioni, il pm Di Tullio ne ha disposto il fermo, sebbene, almeno in questa prima fase, l'accusa formale verta esclusivamente sul concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, mentre gli accertamenti sulla sua effettiva posizione nell'omicidio proseguono.
La pista del regolamento di conti tra spacciatori
La linea investigativa principale, come confermato dagli elementi raccolti sul campo e dalle prime ricostruzioni, punta senza esitazioni verso una faida interna al mondo della droga. Gli inquirenti sono quasi certi che dietro l'esecuzione, avvenuta con modalità brutali e certamente premeditate, si celi un regolamento di conti tra spacciatori nordafricani, fazioni in lotta per il predominio su quel lucroso ma pericoloso angolo del parco in provincia di Monza e Brianza. Le ferite riportate dalla vittima, del resto, compatibili con i colpi di un fucile, testimoniano una violenza deliberata e senza appello, lontana dall'occasionalità di una rissa o di un conflitto improvvisato, e riconducibile piuttosto a una strategia calcolata per eliminare un concorrente o punire un tradimento.
Il parco, scenario ricorrente di illegalità
L'episodio riaccende i riflettori, in modo drammatico, sulla piaga dello spaccio che da anni affligge il parco delle Groane, trasformando un luogo di natura e svago in una piazza di affari illeciti e di insicurezza cronica. La zona di via Sant'Andrea, teatro dell'omicidio, è tristemente nota alle forze dell'ordine per essere uno dei centri nevralgici di questo commercio, un crocevia dove la domanda di stupefacenti si incontra con un'offerta spregiudicata e spesso violenta. L'agguato del 25 gennaio, pertanto, non rappresenta un evento isolato ma l'ultimo, sanguinoso capitolo di una storia di illegalità radicata, che le indagini ora dovranno cercare di ricostruire nei suoi moventi più specifici, partendo proprio dalle dichiarazioni del diciannovenne fermato e dalle dinamiche, ancora tutte da chiarire, che hanno portato alla selezione di quella vittima in quel preciso momento.




