Flotilla e abusi sugli attivisti, la Procura di Roma amplia l’indagine su Ben-Gvir
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Redazione Interno
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Gli abusi denunciati dagli attivisti della Flotilla hanno spinto la Procura di Roma ad allargare il campo dell’indagine oltre la figura di Itamar Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale. I magistrati italiani, competenti per i reati commessi all’estero ai danni di cittadini italiani, stanno valutando non soltanto il ruolo politico e mediatico del ministro, ma anche l’eventuale catena di comando che avrebbe autorizzato o gestito i trattamenti denunciati dagli attivisti fermati dopo il blocco della flottiglia. Al centro ci sono le immagini diffuse dallo stesso Ben-Gvir, che mostrano gli attivisti incatenati, e i racconti successivi sulle condizioni di detenzione e sulle violenze subite durante il trasferimento e la permanenza nelle strutture israeliane.
La vicenda ha avuto un impatto anche sul piano diplomatico europeo. La Francia ha deciso di vietare l’ingresso sul proprio territorio a Ben-Gvir, motivando la misura con le “azioni inqualificabili” compiute nei confronti di cittadini francesi ed europei. Parigi ha inoltre rilanciato l’ipotesi di sanzioni a livello Ue contro il ministro israeliano, muovendosi in modo più rapido rispetto agli altri governi europei. La scelta francese arriva mentre continuano a emergere testimonianze sulle condizioni dei fermati e mentre cresce la pressione politica sui Paesi che, fino a questo momento, avevano evitato misure dirette contro esponenti del governo israeliano.
La linea del governo italiano dopo il caso Flotilla
Le immagini diffuse dopo il fermo degli attivisti hanno avuto effetti anche sulla posizione del governo italiano. Fino a ora l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, insieme alla Germania, aveva bloccato in sede europea la sospensione dell’accordo di cooperazione tra Unione europea e Israele. Dopo il caso Flotilla, però, sono arrivate aperture almeno sul piano politico, con la richiesta di valutare sanzioni europee nei confronti di Ben-Gvir. Il cambio di tono è stato accompagnato da prese di posizione pubbliche, maturate anche dopo la diffusione dei video e delle testimonianze sugli abusi denunciati dagli attivisti trasferiti nelle carceri israeliane.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la Procura di Roma starebbe valutando non soltanto le responsabilità immediate legate alla diffusione delle immagini, ma anche l’organizzazione operativa che ha gestito il fermo della flottiglia e la successiva detenzione degli attivisti. L’obiettivo degli inquirenti sarebbe ricostruire chi abbia impartito gli ordini e quali strutture abbiano avuto un ruolo nelle violenze denunciate. In questo quadro assumono peso le dichiarazioni delle autorità israeliane e dei diversi apparati coinvolti nell’operazione, che continuano a negare maltrattamenti, torture o molestie ai danni dei fermati.
Le accuse sugli abusi e le risposte degli apparati israeliani
Le ricostruzioni diffuse dagli attivisti parlano di trasferimenti forzati, condizioni di detenzione pesanti e violenze subite dopo il blocco della Flotilla in acque internazionali. Secondo quanto riferito, gli equipaggi sarebbero stati caricati su due “navi prigione”, portati ad Ashdod e successivamente trasferiti nel carcere di Ketziot. Tra le accuse emerse c’è anche quella di violenze sessuali nei confronti di una delle attiviste. Le autorità israeliane, però, respingono ogni contestazione e sostengono che tutte le operazioni siano avvenute nel rispetto delle procedure previste.
Le stesse forze armate israeliane hanno cercato di prendere le distanze dalle accuse, mentre l’attenzione si è concentrata sulle guardie e sulle strutture che fanno capo al ministero guidato da Ben-Gvir. Le risposte ufficiali parlano di un’operazione regolare e negano qualsiasi responsabilità diretta per gli abusi denunciati. Proprio questa distanza tra le testimonianze degli attivisti e la versione degli apparati israeliani rappresenta uno dei punti centrali dell’indagine avviata a Roma, che punta ora a chiarire quali siano state le responsabilità effettive nella gestione dei fermati dopo il blocco della Flotilla.




