Restano gravi indizi di colpevolezza per il 21enne di Vimercate, il gip dispone il carcere
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Redazione Interno
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Non è bastata la strategia difensiva basata sul presunto intento divulgativo a scongiurare la custodia cautelare per Zakaria Ben Haddi, il ventunenne di origini marocchine residente a Vimercate finito in manette per terrorismo internazionale. Il gip di Milano Rossana Mongiardo, convalidando il fermo eseguito dalla Digos, ha delineato un profilo processuale ben più grave di una semplice condivisione acritica di contenuti online, descrivendo invece un’ipotesi di vera e propria adesione – sebbene a uno stadio ancora embrionale – al progetto criminale dello Stato Islamico.
La decisione, depositata nei giorni scorsi, ha accolto la richiesta del pm Alessandro Gobbis e del procuratore Marcello Viola, evidenziando come il giovane, che ha compiuto ventuno anni proprio il 2 giugno dietro le sbarre, non fosse affatto un semplice navigatore in balia della propaganda.
La spirale di radicalizzazione e il rischio di una «immediata attivazione»
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il percorso di radicalizzazione del giovane aveva subito una pericolosa accelerazione nei giorni immediatamente precedenti il fermo, avvenuto il 30 maggio. A insospettire la Digos è stato in particolare il contenuto di due post pubblicati sui social, nei quali trapelava la disponibilità al martirio e, cosa ancor più allarmante, un riferimento esplicito all’attentato di Modena del 15 maggio scorso, quando un uomo si era lanciato con l’auto sulla folla.
A rendere concreto il pericolo, agli occhi del giudice, si aggiungeva la circostanza del biglietto aereo trovato in possesso del ventunenne: un volo di sola andata per il Marocco con partenza fissata al 9 giugno, che il ragazzo ha giustificato come necessario per sostenere un esame di ammissione alla facoltà di Medicina, spiegazione ritenuta però generica e priva di riscontri dalla magistratura.
L’interrogatorio e la consapevolezza della pericolosità
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Zakaria Ben Haddi ha tentato di ridimensionare la portata della sua attività, sostenendo che la diffusione di decine di contenuti prodotti dallo Stato Islamico – inclusi filmati di esecuzioni e materiale anti-cristiano – avesse uno scopo puramente informativo, negando qualsiasi legame diretto con organizzazioni terroristiche e assicurando di non avere mai avuto intenzione di imbracciare un’arma o ferire persone.
«Ammetto di aver sbagliato il modo perché non ho avuto la massima trasparenza», ha dichiarato il giovane, ammettendo di non aver considerato le implicazioni che quei contenuti potevano avere sulle persone, ma ribadendo la natura divulgativa del suo operato.
Tuttavia, questa versione non ha scalfito la posizione del gip Mongiardo, che nell’ordinanza ha descritto l’indagato come un soggetto «pienamente consapevole della pericolosità delle proprie azioni», capace di organizzare i propri movimenti in maniera «raffinata e razionale» e, nella peggiore delle evenienze, «pronto a immolarsi per una causa in cui crede fortemente».
Pericolo di fuga e la custodia cautelare
Oltre alla fondatezza degli indizi – che per il giudice configurano non una semplice apologia ma una partecipazione attiva al sostegno del sodalizio criminale – il provvedimento cautelare si fonda sulla sussistenza di concreti pericoli di fuga e di reiterazione del reato. La presenza del biglietto aereo per il Marocco, acquistato proprio il giorno della pubblicazione dei post più estremisti, ha rappresentato un elemento decisivo per valutare il rischio che il giovane potesse sottrarsi alle indagini.
In aggiunta a ciò, durante la perquisizione domiciliare a Vimercate è stata rinvenuta una somma considerevole di denaro contante – circa 22mila euro – la cui provenienza, non riconducibile in modo credibile ai redditi del nucleo familiare, dovrà ora essere oggetto di specifici accertamenti da parte degli inquirenti.
Le scuse formulate dal ventunenne durante l’interrogatorio sono state interpretate dal tribunale come strumentali a una mitigazione della responsabilità, circostanza che ha ulteriormente confermato ai fini della legge la necessità della custodia cautelare in carcere per interrompere la pericolosa deriva del giovane.




