Cortina 2026, sindacati denunciano carenze nell'equipaggiamento per le forze dell'ordine

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre i riflettori si accendono sull’organizzazione dei prossimi Giochi Olimpici Invernali, che si terranno tra Milano e Cortina d’Ampezzo, diverse sigle sindacali rappresentative delle forze dell’ordine sollevano inquietanti interrogativi riguardo alla preparazione logistica, evidenziando – in particolare – una presunta inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale destinati agli agenti impiegati in alta quota. Le proteste, che giungono a pochi mesi dall’avvio della manifestazione, non si limitano alla sfera dell’equipaggiamento ma toccano, più in generale, una gestione definita “last minute” del personale pubblico coinvolto nell’evento, secondo quanto denunciato dal sindacato Fenalt in una formale richiesta di incontro urgente indirizzata al Presidente della Provincia autonoma di Trento.

Kit inadeguati per il freddo estremo

La questione centrale, come sottolineato dal Siulp Veneto, risiede nella fornitura di un kit ritenuto del tutto insufficiente per operare in un contesto montano e in condizioni climatiche rigidissime. Agli agenti, stando alle ricostruzioni sindacali, sarebbero stati distribuiti soltanto pochi capi di maglieria intima, lasciandoli privi di quell’abbigliamento tecnico specializzato necessario a fronteggiare temperature che, nelle zone più elevate, possono crollare ben al di sotto dello zero. Una carenza, questa, che appare ancor più grave se si considera che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nei tavoli di confronto, aveva in precedenza fornito rassicurazioni sull’argomento, senza però che queste si siano poi tradotte in fatti concreti e in dotazioni appropriate. Il Coisp quantifica in circa un migliaio il numero di poliziotti aggregati per i servizi di alta montagna che si troverebbero in questa situazione di potenziale rischio, con equipaggiamenti – si legge – “pienamente inadeguati” e limitati, in alcuni casi, a semplici fuseaux e berretti in pile.

Il contesto di una tragedia precedente

Le attuali denunce acquistano un peso specifico maggiore se inserite in un contesto già segnato da un episodio drammatico, sul quale la magistratura di Belluno sta ancora indagando per accertare eventuali responsabilità. Il riferimento è alla morte di un operaio, deceduto lo scorso gennaio nel cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina, un evento che ha posto l’accento sui pericoli legati all’esposizione a climi estremi e che ha sollevato forti dubbi circa l’effettiva tutela della salute e della sicurezza per tutti coloro che lavorano nell’indotto olimpico. I sindacati, richiamandosi implicitamente a quella vicenda, parlano esplicitamente di “approssimazione logistica” e mettono in guardia da rischi che, se non affrontati con la massima serietà e tempestività, potrebbero avere conseguenze serie.

La gestione del personale sotto accusa

Parallelamente alla spinosa questione delle dotazioni invernali, emergono criticità legate alla gestione amministrativa del personale. La Fenalt, nel suo sollecito al presidente Fugatti, manifesta una forte preoccupazione per le modalità con cui la Provincia autonoma di Trento ha affrontato questa materia, anche in relazione a una specifica deliberazione. Le preoccupazioni sindacali, dunque, si dipanano su un doppio binario: da un lato la sicurezza fisica e la protezione degli agenti dal gelo, dall’altro gli aspetti organizzativi e contrattuali che riguardano i dipendenti pubblici chiamati a garantire il regolare svolgimento dell’evento. Un evento di portata mondiale che, nelle intenzioni delle parti sociali, non dovrebbe essere gestito con l’improvvisazione che invece traspare dalle loro accorate segnalazioni.

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