Il tribunale prende atto della grazia, per Nicole Minetti si chiude il capitolo giudiziario
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Redazione Interno
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Una manciata di minuti, forse anche meno, e la lunga vicenda giudiziaria che ha visto protagonista Nicole Minetti potrebbe infine archiviarsi. Domani, venerdì 12 giugno, i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano si riuniranno per un'udienza che, salvo colpi di scena, avrà un esame puramente formale: quello di prendere atto dell'estinzione della pena residua, che ammonta complessivamente a tre anni e undici mesi.
Si tratta di una doppia condanna, la prima delle quali - di due anni e dieci mesi - era stata inflitta nel processo noto come "Ruby-bis" per il reato di favoreggiamento della prostituzione, mentre la seconda - di un anno e un mese - derivava dal procedimento giudiziario ribattezzato "Rimborsopoli", in cui l'ex consigliera regionale lombarda era stata ritenuta colpevole di peculato.
L'atto di clemenza, concesso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso febbraio, aveva sospeso ogni altra misura alternativa al carcere, rendendo di fatto superfluo il procedimento per l'affidamento in prova ai servizi sociali che era stato precedentemente richiesto dai suoi legali.
Un'udienza breve per una "cessata materia del contendere"
L'udienza di venerdì, che si terrà a porte chiuse nel palazzo di giustizia di Milano, rappresenta quindi il sigillo definitivo su un iter giudiziario che sembrava dovesse prolungarsi ulteriormente. Il tribunale, come spiegano le cronache, si limiterà a emettere un'ordinanza di decadenza del titolo esecutivo, ponendo fine alla cosiddetta "materia del contendere".
Si tratta di un passaggio formale, se si considera che la stessa Procura Generale di Milano, dopo aver condotto accertamenti supplementari richiesti dal Quirinale a seguito di alcuni articoli di stampa, ha confermato la piena regolarità del provvedimento firmato da Mattarella.
La stessa Minetti, che non sarà presente in aula, ha già incassato il parere favorevole degli stessi magistrati, i quali hanno escluso la presenza di anomalie tanto nel percorso di adozione del figlio – motivazione alla base della richiesta di clemenza – quanto nella sua vita privata, smentendo le ricostruzioni che parlavano di presunte feste nella sua residenza uruguaiana.
Le verifiche della procura e le smentite categorie
A innescare l'ulteriore approfondimento da parte della magistratura era stata un'inchiesta del Fatto Quotidiano, la quale aveva sollevato dubbi sui reali presupposti della grazia, mettendo in dubbio la necessità della donna di assistere il figlio minore gravemente malato e ipotizzando irregolarità nella procedura di adozione in Uruguay. La replica della Procura Generale, guidata dalla procuratrice Francesca Nanni, è stata però categorica: gli accertamenti hanno rivelato che molte delle notizie pubblicate "non corrispondono al vero".
In particolare, è stato chiarito che la persona deceduta nell'incendio non era un'avvocata dei genitori biologici in conflitto con la coppia, bensì la tutrice legale del minore, che anzi si era espressa favorevolmente all'adozione. Non solo: le autorità uruguaiane non hanno mai aperto procedimenti penali sulla morte della donna, catalogata come un tragico incidente domestico, né risultano pendenze giudiziarie a carico di Minetti o del compagno Giuseppe Cipriani in Sud America o in Spagna.
Le querele e la controffensiva legale
Se il fronte giudiziario penale si chiude domani, quello civile sembra invece aprirsi. I legali di Nicole Minetti, gli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi, hanno già fatto sapere di aver avviato le procedure per chiedere un risarcimento danni nei confronti del Fatto Quotidiano e di alcune trasmissioni televisive, come "È sempre Cartabianca" e "Report", ritenute responsabili di aver danneggiato la reputazione della loro assistita.
La richiesta di risarcimento, stando a quanto riportato da fonti vicine alla coppia, farebbe leva sul "grave pregiudizio recato alla serenità e alla privacy del figlio minore", un argomento quest'ultimo che era stato centrale anche nella richiesta di clemenza al Capo dello Stato. Una controffensiva che, in attesa che il Tribunale di Sorveglianza metta la "parola fine" alla vicenda, promette di tenere ancora banco nelle aule giudiziarie, stavolta però spostando il confronto dal diritto penale a quello della stampa.




