Sgarbi sfida l'Antitrust e si dimette da sottosegretario alla Cultura
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Redazione Interno
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Vittorio Sgarbi, critico d'arte e sottosegretario di Stato alla Cultura, ha deciso di mostrarsi combattivo dopo la decisione di volersi dimettere da ruoli di governo annunciata sul palco della Ripartenza 2024, la kermesse ideata da Nicola Porro. Sgarbi non è d'accordo con la delibera dell’Antitrust che l’ha costretto a un passo indietro e, come già promesso, farà ricorso al Tar.
La decisione dell'Antitrust
L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato sul bollettino settimanale la delibera che riguarda Vittorio Sgarbi. Secondo il testo stilato dall’Antitrust, Sgarbi ha esercitato attività professionali in veste di critico d’arte, in materie connesse con la carica di governo a favore di soggetti pubblici e privati, in violazione dell’articolo 2, comma 1, lettera d) della legge 20 luglio 2004, n.
La lettera a Meloni
Sgarbi ha deciso di combattere. È con una lettera a Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, che Sgarbi ha annunciato la sua decisione. Nel testo, pubblicato dal Corriere della Sera, ribadisce di non essere d’accordo con la decisione dell’Antitrust, che stamattina è diventata pubblica, sulla sua incompatibilità con la carica di sottosegretario alla Cultura e ripete che farà ricorso al Tar.
Il contrattacco di Sgarbi
Sgarbi contrattacca e chiede di indagare su altre incompatibilità nel governo. Nella lettera a Meloni, Sgarbi afferma di avere “rispetto delle istituzioni alle cui decisioni io mi sono rimesso”. Tuttavia, non scrive in modo esplicito “mi dimetto”, lo lascia tra le righe. Infine, Sgarbi lancia un'accusa: “Si indaghi su altre incompatibilità nel governo: i libri li vendi pure tu”.




