Vittorio Sgarbi, tra polemiche sui Bronzi di Riace e la battaglia contro la depressione

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Vittorio Sgarbi, critico d’arte e figura sempre al centro del dibattito pubblico, aveva promesso nel 2016, durante la corsa per entrare nella giunta Occhiuto in Calabria, che il suo primo atto da assessore sarebbe stato il trasferimento dei Bronzi di Riace da Reggio a Cosenza. Una proposta che, com’era prevedibile, scatenò reazioni contrastanti, alimentando polemiche mai sopite sul destino delle due celebri statue. Quattro anni dopo, però, cambiò radicalmente idea, sostenendo che i guerrieri non dovessero rimanere in Calabria, definendoli «ostaggio della ’ndrangheta», e spingendo invece per un loro spostamento a Roma. Le critiche, inevitabili, si abbatterono su di lui con la consueta veemenza, ma Sgarbi, come suo solito, le affrontò con un’alzata di spalle, senza mai smettere di difendere le proprie posizioni, anche quando ogni tentativo di spostare i Bronzi si rivelò infruttuoso.

Oggi, però, a tenere banco non sono le sue battaglie culturali o politiche, bensì le sue condizioni di salute. Ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma per un grave stato depressivo, Sgarbi sta vivendo un momento di profonda difficoltà, come confermato dalla figlia Evelina durante un’intervista a La Volta Buona. «Sta molto male, ma da oggi ha accettato di mangiare», ha detto, lasciando trapelare un timido segnale di speranza. A lui ha rivolto un pensiero anche l’amico Morgan, che in un post su Instagram ha scritto parole dure contro chi, a suo dire, avrebbe contribuito a isolarlo: «Vittorio Sgarbi, la personificazione dell’intelligenza e della vitalità, ha rinunciato a lottare per affermare la rinascita culturale di un paese che con ingratitudine lo ha colpito duramente e abbattuto». Un messaggio che, al di là delle interpretazioni, riflette il peso di un malessere più profondo.

Anche Moni Ovadia, pur non avendo notizie dirette sulle sue condizioni, ha espresso solidarietà, ricordando come la depressione sia una lotta complessa: «Ho provato a cercarlo, è sempre stato geniale ma con profondi mali dell’anima. Ho fatto terapia per otto anni e lo comprendo». Un invito, il suo, a ritrovare se stesso attraverso ciò che sa fare meglio, lontano dalle tensioni che hanno caratterizzato tanti anni della sua vita pubblica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.